Dimissioni in maternità: dalla procedura da seguire al diritto alla NASPI

Vediamo quali sono le tutele e i diritti nel caso delle dimissioni in maternità. Ecco come funzionao le dimissioni della lavoratrice madre.

Google+ Pinterest Linkedin Tumblr +

Le dimissioni volontarie sono un atto unilaterale recettizio con cui il lavoratore comunica al datore la propria volontà di recedere dal rapporto di lavoro subordinato. Dal 12 marzo 2016 è prevista l’esclusiva modalità di dimissioni online o telematiche, per arginare il fenomeno delle dimissioni in bianco al fine di garantirne la genuinità.

Esistono però dei casi in cui il lavoratore può dimettersi senza fare la procedura via internet o tramite patronato o consulente del lavoro ecc. Fra questi casi specifici vi sono le dimissioni in maternità, ovvero le dimissioni rese dalla madre lavoratrice entro il primo anno di vita del bambino (o nei primi 3 anni, ma con tutele diverse come vedremo in seguito. Il genitore in questo caso deve seguire una procedura differente e, a determinate condizioni, ha altresì diritto alla NASPI. Ma prima di affrontare il caso specifico delle dimissioni della lavoratrice madre vediamo come dare le dimissioni telematiche.

Dimissioni online o telematiche

Nella generalità dei casi le dimissioni online sono la procedura da seguire per dimettersi dal proprio posto di lavoro è telematica, unico canale per considerare l’atto efficace.

Leggi anche: Dimissioni volontarie: guida completa e aggiornata

La comunicazione avviene via web accedendo tramite il portale www.cliclavoro.gov.it e il lavoratore se munito di pin INPS dispositivo può operare in autonomia compilando l’apposita modulistica.

Al contrario può rivolgersi agli intermediari individuati dalla norma, tra cui:

  • le Commissioni di certificazione,
  • i Consulenti del Lavoro,
  • i patronati,
  • le organizzazioni sindacali
  • e gli enti bilaterali,

i quali hanno innanzitutto il dovere di verificare la libera volontà del recesso e successivamente inviare per conto del lavoratore le dimissioni.

Leggi anche: Come dare le dimissioni online, tutto quello che c’è da sapere

Dimissioni cartacee: chi può darle

Ogni regola ha un’eccezione. Infatti sono escluse dalla comunicazione online di dimissioni quelle rese:

  • nelle sedi protette (cioè davanti le Commissioni di conciliazione formate presso Ispettorati territoriali del lavoro e le Commissioni di certificazione);
  • le dimissioni in prova, ovvero quelle date durante il periodo di prova;
  • le dimissioni del lavoratore domestico (colf, badanti ecc.);
  • dai lavoratori marittimi;
  • dai dipendenti del settore pubblico;
  • in ultimo il nostro caso in oggetto, ossia le dimissioni in maternità ovvero quelle date dalle lavoratrici in maternità.

Periodo tutelato di maternità

Per la madre lavoratrice vige un periodo di tutela contro il licenziamento, la stessa cioè non può essere licenziata fino al compimento del primo anno di vita del bambino, se non per:

  • giusta causa ovvero colpa grave della lavoratrice che ne giustifica il licenziamento;
  • cessazione dell’azienda;
  • mancato superamento del periodo di prova;
  • scadenza del termine nel contratto a tempo determinato.

La stessa tutela viene estesa anche al lavoratore padre che abbia usufruito al posto della madre del congedo di paternità, sempre fino all’anno di età del bambino.

Dimissioni in maternità

Allo stesso tempo anche le dimissioni hanno effetti e procedure diverse nel periodo tutelato. Questo per evitare che la lavoratrice sia portata a dimettersi contro la sua volontà. In questa situazione rimane fermo l’obbligo di convalida delle dimissioni, ma è differente la procedura da seguire.

Gli interessati infatti dovranno far convalidare le proprie dimissioni presso la sede dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro competente, a garanzia della genuinità della decisione presa senza alcuna imposizione da parte del datore di lavoro.

Convalida delle dimissioni entro i 3 anni del figlio

La procedura delle dimissioni presso l’ITL deve essere seguita se in stato di gravidanza o durante i primi tre anni di vita del figlio, o in caso di adozione o affidamento nei primi tre anni di accoglienza del minore.

Nel caso di dimissioni entro il primo anno del figlio le tutele sono però rafforzate, infatti la madre lavoratrice in questo caso può dimettersi in tronco e non è tenuta cioè a rispettare i termini ordinari di preavviso. Inoltre può richiedere la Naspi anche se ha dato le dimissioni.

Ricapitolando, per le dimissioni nel primo anno del bambino si ha diritto:

  1. all’indennità sostitutiva del preavviso (anche se si dimette in tronco)
  2. ed anche l’accesso alla NASPI (sempre nel rispetto degli altri requisiti).

Ricordiamo infine che nel periodo tutelato sono inefficaci le dimissioni rassegnate telematicamente.

Dimissioni della lavoratrice madre e NASpI

Solitamente in caso di dimissioni non si ha diritto alla NASPI, che, in via ordinaria spetta soltanto qualora si perda il lavoro involontariamente, quindi per licenziamento o dimissioni per giusta causa ma proprio per un’ulteriore tutela in questo periodo le lavoratrici madri ne possono beneficiare.

Per avere accesso all’indennità NASPI devono comunque sussistere due requisiti:

  1. possedere almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti la cessazione del rapporto di lavoro;
  2. 30 giorni di lavoro effettivo nei 12 mesi antecedenti l’inizio del periodo di disoccupazione; i periodi di assenza dal lavoro per maternità obbligatoria e congedo parentale se all’inizio dell’astensione risulta versata contribuzione determinano un ampliamento pari alla durata degli eventi medesimi del periodo di dodici mesi all’interno del quale ricercare il requisito delle trenta giornate.

Leggi l'informativa privacy ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679

Condividi.