Perchè il Primo maggio è la festa del lavoro? Ecco un po’ di storia

Il Primo maggio è la Festa del lavoro o Festa dei lavoratori e viene celebrata nel mondo.Ma perchè proprio questa data? Vediamolo insieme.

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Per prima cosa vogliamo augurare buon primo maggio e buona festa dei lavoratori a tutti i nostri lettori: che siate lavoratori, disoccupati, casalinghi, pensionati, studenti, inoccupati in cerca di prima occupazione, NEET o beneficiari del reddito di cittadinanza auguri per la festa del lavoro a tutti voi. Ora possiamo passare al punto di domanda: perchè il primo maggio è la festa del lavoro? E soprattutto ha ancora senso oggi dedicare un giorno di festa al lavoro.

Noi di Lavoro e Diritti crediamo ancora che sia giusto fermarsi per alcune ore e riflettere sul significato ed il valore del lavoro. L’Italia, lo ricordiamo, è una Repubblica democratica fondata sul lavoro (e non sulla disoccupazione… come più di qualcuno ironizza). Ed è giusto quindi dedicare una festività civile a coloro che sono, sono stati o saranno il fulcro della società. Vogliamo quindi credere che sia solo un caso se la NASpI, prima fonte di reddito di migliaia di persone senza lavoro, è entrata in vigore neanche a farlo apposta proprio il 1° maggio del 2015!

E speriamo ancora che il reddito di cittadinanza che proprio in questi giorni viene accreditato a migliaia di persone possa diventare presto solo un ricordo, sostituito magari da un lavoro dignitoso per i beneficiari. Ma fatta questa doverosa premessa passiamo ora a vedere perchè il primo maggio è la festa del lavoro.

Il Primo maggio è la festa del lavoro: ma perchè proprio questa data?

La data convenzionale del 1° maggio, quale Festa dei lavoratori o anche festa del lavoro, si stabilì per l’Europa a Parigi nel 1889. In Italia si ratificò la data 2 anni dopo Parigi. Si tratta di una festa internazionale, infatti si celebra in numerosi paesi di tutto il mondo; si scelse questa data celebrare le lotte dei lavoratori per il miglioramento delle condizioni di lavoro che iniziarono proprio il primo maggio del 1886 a Chicago (Stati Uniti). La battaglia durò per alcuni giorni e culminò con la morte di diversi lavoratori e poliziotti.

Durante il ventennio fascista la Festa del lavoro si festeggiò il 21 aprile; ma nel 1945, al termine del fine del conflitto mondiale, la data tornò ad essere il primo maggio con status di festività civile nazionale.

In Italia questa ricorrenza è ricordata soprattutto per il tristissimo episodio della strage a Portella della Ginestra in provincia di Palermo, avvenuto proprio in questo giorno del 1947. Durante una manifestazione di lavoratori in festa ci furono degli spari sul corteo di circa duemila persone. Gli spari provocarono undici morti e una cinquantina di feriti. Storicamente è stata accusata della strage la banda di Salvatore Giuliano; anche se altre fonti sostengono furono i “servizi segreti” ad organizzarla, per screditare agli occhi dei cittadini proprio Salvatore Giuliano. (Fonte: Wikipedia)

Lavorare il 1° maggio: quanto spetta in busta paga

Nonostante la giornata di festa, molte persone devono lavorare il 1° maggio. Ma come funziona il lavoro festivo e quanto spetta in busta paga? Il 1° maggio 2019 è un mercoledì, pertanto è considerato come giorno festivo infrasettimanale, così come avvenuto per il 25 aprile 2019. A tal proposito vi invitiamo a leggere la nostra recente guida Festività del 25 aprile 2019 in busta paga: ecco quanto spetta per comprendere il funzionamento.

La festività infrasettimanale comporta due opzioni:

  • il lavoratore rimane a casa per sua scelta o perchè l’azienda rimane chiusa per festa. In questo caso si usufruisce di una festiva retribuita;
  • nel caso di lavoro festivo invece, il lavoratore ha diritto, oltre alla normale retribuzione della giornata lavorativa, anche ad una retribuzione maggiorata e un giorno di festività retribuita in busta paga, di solito previsti dal contratto collettivo. Se il CCNL prevede invece il riposo compensativo la retribuzione spettante sarà composta dalla festività retribuita più la maggiorazione oraria, ma non spetterà la retribuzione ordinaria (sostituita dal riposo compensativo).

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