Negli ultimi giorni diversi articoli pubblicati online hanno rilanciato una decisione della Cassazione secondo cui, in alcuni casi, sui trasferimenti di denaro tra genitori e figli può essere applicata un’imposta dell’8%.
Un nostro lettore ci ha scritto proprio dopo aver letto alcune di queste notizie, chiedendoci se debba preoccuparsi quando un genitore effettua un bonifico al figlio, magari per aiutarlo ad affrontare una spesa importante o semplicemente per trasferirgli una parte dei propri risparmi.
Il dubbio è comprensibile, ma possiamo anticipare subito la risposta: non esiste una tassa dell’8% che si applica automaticamente ai bonifici tra genitori e figli. La vicenda tornata alla ribalta in questi giorni riguarda una pronuncia della Cassazione dello scorso maggio e, soprattutto, un caso decisamente particolare.
Vediamo quindi cosa è successo e quali sono le regole che interessano realmente le famiglie.
Perché si parla adesso della tassa dell’8% sui bonifici ai figli
La decisione al centro delle notizie di questi giorni è l’ordinanza n. 15315 del 20 maggio 2026 della Corte di Cassazione. Non si tratta quindi di una pronuncia appena pubblicata, anche se nelle ultime settimane, e soprattutto nei primi giorni di ottobre, è stata ripresa da numerose testate.
Il caso riguardava un trasferimento di oltre 8,2 milioni di euro effettuato da una madre a favore della figlia e relativo a disponibilità finanziarie detenute all’estero.
La contribuente aveva sostenuto anche che l’operazione fosse riconducibile a un finanziamento infruttifero, ma secondo i giudici non erano stati forniti elementi sufficienti per dimostrare un effettivo obbligo di restituzione.
Il trasferimento è stato quindi ricondotto a una liberalità e la Cassazione ha confermato l’applicazione dell’imposta dell’8% prevista, in determinate condizioni, dalla disciplina sull’accertamento delle liberalità.
Un bonifico dei genitori ai figli viene tassato?
La prima cosa da chiarire è che ricevere del denaro dai propri genitori non significa automaticamente conseguire un reddito soggetto all’IRPEF.
Se un padre o una madre trasferiscono, ad esempio, 5.000 o 10.000 euro al figlio per aiutarlo economicamente, quella somma non diventa per questo uno stipendio o un compenso da inserire come tale nella dichiarazione dei redditi.
Se il trasferimento rappresenta una liberalità bisogna invece considerare le regole dell’imposta sulle donazioni. Tra genitori e figli è prevista una franchigia di 1 milione di euro per ciascun beneficiario, mentre sulla parte che supera questa soglia si applica ordinariamente l’aliquota del 4%.
Questo significa che un normale bonifico di 10.000, 30.000 o 50.000 euro effettuato da un genitore a favore del figlio non comporta automaticamente il pagamento di un’imposta sulla donazione.
Quando può scattare l’imposta dell’8%
Ma allora da dove arriva l’8% confermato dalla Cassazione?
L’articolo 56-bis del Testo unico sulle successioni e donazioni disciplina una situazione particolare: l’accertamento delle liberalità diverse dalle donazioni formalizzate quando la loro esistenza emerge, a determinate condizioni, nell’ambito di procedimenti diretti all’accertamento di altri tributi.
È in questo specifico contesto che può trovare applicazione l’aliquota dell’8%, sulla parte che supera la franchigia eventualmente spettante.
Nel caso di genitori e figli continua quindi a essere rilevante la franchigia di un milione di euro, ma quando una liberalità superiore alla franchigia emerge attraverso il particolare meccanismo di accertamento previsto dall’articolo 56-bis l’aliquota applicabile è quella dell’8%.
È una situazione ben diversa dal genitore che normalmente trasferisce una parte dei propri risparmi al figlio.
Attenzione però alle donazioni di importo elevato
La franchigia fiscale di un milione di euro non deve essere confusa con le regole civilistiche sulla validità della donazione.
La giurisprudenza ha infatti affrontato più volte il caso del trasferimento di denaro effettuato tramite bonifico con l’intenzione di arricchire gratuitamente il beneficiario. Quando si tratta di una vera donazione e questa non è di modico valore, può essere necessario rispettare la forma dell’atto pubblico prevista dal Codice civile.
Non esiste però una cifra fissa al di sotto della quale una donazione sia sempre considerata di modico valore, perché bisogna valutare anche le condizioni economiche di chi effettua il regalo.
Per fare un esempio, 20.000 euro possono rappresentare una parte considerevole dei risparmi di un pensionato e avere invece un peso marginale sul patrimonio di una persona particolarmente benestante. Per somme importanti rispetto alle disponibilità del genitore è quindi opportuno valutare preventivamente con un notaio la modalità corretta con cui effettuare il trasferimento.
Se i soldi servono per comprare casa
Un caso molto frequente è quello dei genitori che aiutano il figlio ad acquistare un’abitazione. In determinate circostanze l’operazione può configurarsi come una donazione indiretta, ad esempio quando il genitore mette a disposizione il denaro proprio per consentire l’acquisto dell’immobile oppure ne paga direttamente una parte del prezzo.
In questi casi la situazione è diversa dal semplice regalo di una somma di denaro. Quando l’aiuto familiare è destinato all’acquisto di una casa, quindi, è consigliabile concordare preventivamente con il notaio che seguirà il rogito le modalità con cui effettuare e documentare i pagamenti.
E se i soldi sono un prestito?
Non tutti i bonifici tra genitori e figli rappresentano un regalo. Un genitore può anche prestare una somma al figlio, eventualmente senza interessi, prevedendone la successiva restituzione.
Proprio la vicenda affrontata dalla Cassazione dimostra quanto sia importante poter documentare la reale natura dell’operazione. Scrivere nella causale “prestito infruttifero” può certamente essere utile, ma la dicitura deve corrispondere alla realtà e, soprattutto per somme consistenti, è opportuno conservare documentazione che dimostri l’accordo e l’obbligo di restituzione.
Allo stesso modo, indicare semplicemente “regalo” o “donazione” nella causale non risolve gli eventuali problemi relativi alla forma richiesta dalla legge.
Il bonifico può aumentare anche l’ISEE
C’è infine un aspetto particolarmente importante per le famiglie. Il fatto che un trasferimento non generi IRPEF e non comporti il pagamento dell’imposta sulle donazioni non significa che sia necessariamente irrilevante ai fini ISEE.
Le somme che rimangono depositate sui conti correnti e sugli altri rapporti finanziari concorrono infatti, secondo le regole previste, alla determinazione del patrimonio mobiliare attraverso saldo e giacenza media riferiti all’anno preso in considerazione dalla DSU.
Ricevere, ad esempio, 30.000 o 50.000 euro dai genitori potrebbe quindi aumentare il patrimonio rilevante ai fini ISEE e avere successivamente conseguenze sull’accesso o sull’importo di bonus e prestazioni agevolate.
In conclusione, bisogna preoccuparsi?
Per rispondere alla domanda del nostro lettore, no: la Cassazione non ha introdotto una tassa dell’8% sui normali bonifici tra genitori e figli.
La decisione di cui si sta parlando in questi giorni risale allo scorso maggio, riguardava un trasferimento superiore a 8 milioni di euro e si inseriva in uno specifico procedimento fiscale.
Per i normali aiuti economici familiari resta fondamentale la franchigia di un milione di euro prevista per le donazioni tra genitori e figli. Quando le somme diventano importanti, però, è sempre opportuno stabilire chiaramente se si tratta di un regalo, di un prestito oppure di un aiuto destinato all’acquisto di un bene e conservare una documentazione coerente con la reale natura dell’operazione.
Per i trasferimenti di valore elevato rispetto al patrimonio del genitore, infine, una verifica preventiva con il notaio resta la soluzione più prudente per evitare problemi futuri.
