Tracciabilità delle buste paga: verso l’addio allo stipendio in contanti

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Primo sì alla proposta di legge sulla tracciabilità delle buste paga, si va verso il definitivo addio al pagamento in contanti della retribuzione.

La Camera dei deputati ha dato il primo esito favorevole alla proposta di legge sulla cosiddetta tracciabilità delle buste paga, con questa novità si va verso il definitivo addio al pagamento in contanti della retribuzione.

La proposta di legge che è stata approvata alla Camera a metà novembre e ora dovrà passare all’esame del Senato. L’obiettivo principale della norma è quello di contrastare il cosiddetto fenomeno del lavoro grigio. Alcune aziende corrispondono ai dipendenti, una retribuzione inferiore a quella presente in busta paga. Facendosi firmare una busta paga in cui risulta una retribuzione regolare c’è il rispetto fittizio dei contratti collettivi.

Tracciabilità delle buste paga, stop al pagamento della retribuzione in contanti

La novella normativa, se approvata anche al Senato senza modifiche, prevede la tracciabilità delle buste paga attraverso il pagamento delle retribuzioni esclusivamente tramite mezzi di pagamento che lasciano traccia del movimento. Non sarà più possibile il pagamento in contanti dello stipendio, a prescindere dall’importo della busta paga.

Leggi anche: Come leggere la busta paga: guida introduttiva

Secondo la nuova legge al vaglio del Senato, lo stipendio potrà essere accreditato esclusivamente con le seguenti modalità:

  • bonifico sul conto corrente, libretto postale o carta prepagata con IBAN indicati dal lavoratore;
  • pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale indicato dal datore di lavoro;
  • assegno bancario o circolare consegnato direttamente al lavoratore o ad un suo delegato. Il delegato potrà essere solo il coniuge, il convivente o un familiare, purché di età non inferiore a sedici anni.

Tracciabilità busta paga, chi riguarderà la nuova norma

Come detto l’obiettivo principale della norma è quello di contrastare il comportamento di alcuni datori di lavoro, che sotto il ricatto del licenziamento, pagano in contanti al lavoratore una retribuzione inferiore a quella che risulta dalla busta paga. Certo la norma non potrà impedire che il datore di lavoro si faccia restituire una parte dello stipendio in contanti, dopo aver pagato al lavoratore la retribuzione tramite pagamento tracciato. In questo caso però il lavoratore sarebbe pienamente cosciente delle sue azioni.

Leggi anche: Il corpo della busta paga: gli elementi principali della retribuzione

I soggetti indicati nella norma, che cadranno nell’obbligo della tracciabilità della busta paga sono i datori di lavoro che hanno alle proprie dipendenze almeno un lavoratore subordinato (di qualsiasi natura) oppure siano committenti di lavoro parasubordinato (co.co.co. e co.co.pro.)

Restano, quindi esclusi dalla norma i datori di lavoro di collaboratori domestici, quali colf e badanti e le Pubbliche Amministrazioni. Aspettiamo quindi la conclusione dell’iter legislativo per vedere nel dettaglio tutte le novità.

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Sull'Autore

Consulente del Lavoro iscritto all'albo provinciale di Campobasso, fondatore e redattore di Lavoro e Diritti. D.U. in Economia e Amministrazione delle Imprese presso l'Università degli Studi di Teramo. Specializzando in Sicurezza sul Lavoro. Esperto Web.

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