Il licenziamento disciplinare

Google+ Pinterest Linkedin Tumblr +
Richiedi una consulenza su questo argomento


Le norme del licenziamento disciplinare

Il licenziamento disciplinare costituisce la forma più grave di licenziamento per inadempienza degli obblighi contrattuali del lavoratore. E’ disciplinato oltre che dalla L 604/66 (procedura per il licenziamento individuale), dall’art 7 dello Statuto dei lavoratori (adozioni di sanzioni disciplinari) che detta sicuramente una disciplina più garantista per il lavoratore.

Pertanto, il licenziamento sarà illegittimo se il datore di lavoro non osserva i requisiti previsti da questa legge.

L’Art. 7 Statuto dei lavoratori dispone che:

Le norme disciplinari relative alle sanzioni alle infrazioni in relazione alle quali ciascuna di esse può essere applicata ed alle procedure di contestazione delle stesse, devono essere portate a conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti.
Esse devono applicare quanto in materia é stabilito da accordi e contratti di lavoro ove esistano.
Il datore di lavoro non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore senza avergli preventivamente contestato l’addebito e senza averlo sentito a sua difesa.
Il lavoratore potrà farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato.
Fermo restando quanto disposto dalla legge 15 luglio 1966, n. 604, non possono essere disposte sanzioni disciplinari che comportino mutamenti definitivi del rapporto di lavoro; inoltre la multa non può essere disposta per un importo superiore a quattro ore della retribuzione base e la sospensione dal servizio e dalla retribuzione per più di dieci giorni.
In ogni caso, i provvedimenti disciplinari più gravi del rimprovero verbale non possano essere applicati prima che siano trascorsi cinque giorni dalla contestazione per iscritto del fatto che vi ha dato causa.
Salvo analoghe procedure previste dai contratti collettivi di lavoro e ferma restando la facoltà di adire l’autorità giudiziaria, il lavoratore al quale sia stata applicata una sanzione disciplinare può promuovere, nei venti giorni successivi, anche per mezzo dell’associazione alla quale sia iscritto ovvero conferisca mandato, la costituzione, tramite l’ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, di un collegio di conciliazione ed arbitrato, composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro scelto di comune accordo o, in difetto di accordo, nominato dal direttore dell’ufficio del lavoro.
La sanzione disciplinare resta sospesa fino alla pronuncia da parte del collegio.
Qualora il datore di lavoro non provveda, entro dieci giorni dall’invito rivoltogli dall’ufficio del lavoro, a nominare il proprio rappresentante in seno al collegio di cui al camma precedente, la sanzione disciplinare non ha effetto.
Se il datore di lavoro adisce l’ autorità giudiziaria, la sanzione disciplinare resta sospesa fino alla definizione del giudizio.
Non può tenersi conto ad alcun effetto delle sanzioni disciplinari decorsi due anni dalla loro applicazione.

 

Pubblicità del codice disciplinare e contestazione addebito

Il comma 2 dell’art. 7 Statuto dei lavoratori prescrive che il datore di lavoro non possa adottare
alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore (fatto salvo il rimprovero verbale) senza avergli preventivamente contestato l’addebito e senza averlo sentito a sua difesa.

La Cassazione ha affermato che : La contestazione deve essere immediata rispetto all’accadimento del fatto o alla sua venuta conoscenza.

Inoltre, gli Ermellini, con sentenza n. 4435 del 4 marzo 2004, intervenendo  sul tema ha chiarito l’addebito e la tempestività della contestazione e del recesso datoriale vanno intesi in senso relativo, potendo essere compatibili con un intervallo necessario, in relazione al caso concreto ed all’organizzazione aziendale, per una adeguata valutazione della gravità. Da ciò ne consegue che tra l’interesse del datore a prolungare le indagini senza un motivo oggettivamente valido ed il diritto del lavoratore ad una pronta e sollecita difesa, prevale la posizione tutelata dalla legge (ossia quella del lavoratore), come affermato, più volte, dalla stessa Suprema Corte.

Inoltre, la contestazione deve essere sempre scritta (co. 5 art 7) ; devono essere descritti in maniera puntuale le circostanze di tempo e luogo relative all’addebito mosso al lavoratore e, il provvedimento disciplinare non può essere applicato prima che siano decorsi 5 giorni dalla contestazione.

La contestazione è immodificabile pena l’illegittimità del provvedimento disciplinare; pertanto il datore non può irrogare sanzioni per motivazioni differenti da quelle contenute nella lettera di contestazione, o addirittura, sulla fatti e circostanze ulteriori di cui il lavoratore viene a conoscenza solo in occasione della emanazione della sanzione.

Con sentenza n. 2610 del 23 febbraio 2002, la Cassazione ha affermato che il termine di cinque giorni dalla contestazione dell’addebito, previsto dall’art. 7, comma 5, della legge n. 300/1970 per l’irrogazione della sanzione disciplinare (ivi compreso il licenziamento) persegue un triplice obiettivo:

  • consente al lavoratore di presentare le proprie giustificazioni;
  • consente al datore di lavoro di adottare la sanzione dopo aver conosciuto le difese dell’incolpato;
  • consente al datore di lavoro di fruire di un tempo, anche se molto breve, di ripensamento e di raffreddamento, tale da fargli adottare i provvedimenti più gravi con la necessaria ponderazione.

Da ciò ne consegue, secondo la Corte, che il datore di lavoro non può irrogare il provvedimento, prima della decorrenza di tale termine.

Il lavoratore che ha ricevuto una contestazione disciplinare può farsi assistere nella difesa da una organizzazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato(co3 art. 7).

Impugnazione della sanzione

I commi 6 e 7 dell’art 7 dello statuto dei lavoratori disciplinano l’impugnazione da parte del lavoratore della sanzione; sono mezzi di impugnazione:

Con l’attivazione della conciliazione, la sanzione disciplinare è sospesa fino alla decisione del collegio

Se, è instaurata la conciliazione e il datore di lavoro non provvede, entro dieci giorni dall’invito rivoltogli dall’ufficio del lavoro, a nominare il proprio rappresentante in seno al collegio di cui al camma precedente, la sanzione disciplinare non ha effetto.
Se il datore di lavoro adisce l’ autorità giudiziaria, la sanzione disciplinare resta sospesa fino alla definizione del giudizio.

Alcune sentenza della Cassazione in tema di licenziamento disciplinare:

illegittimità del licenziamento e buona fede del datore di lavoro

 

licenziamento per scarso rendimento  licenziamento disciplinare e rifiuto di trasferimento

Richiedi una Consulenza a Lavoro e Diritti


Iscrivendoti acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/03
Condividi.

Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

Altri articoli interessanti

  • Massimo

    Complimenti Massima. Mi era sfuggita la sentenza che hai linkato sul caso della lavoratrice trasferita, davvero molto interessante

  • Massima Di Paolo

    Grazie Massimo, onorata. 😉