Ministero del lavoro: più di 6 imprese su 10 sono irregolari

Google+ Pinterest Linkedin Tumblr +
Richiedi una consulenza su questo argomento


Il Ministero del lavoro ha reso noti i dati dell’attività di vigilanza sulle imprese nel 2013. Circa il 65% delle imprese controllate è risultato irregolare

Il Ministero del lavoro ha pubblicato una statistica relativa ai risultati dell’attività di vigilanza sulle imprese, effettuata nel 2013. Quasi il 65% delle imprese controllate è risultato essere irregolare.

I dati sono stati enunciati nel corso della riunione della Commissione centrale di coordinamento, della quale fanno parte tutti i soggetti che effettuano attività di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale. Su un totale di 235.122 aziende ispezionate, le imprese irregolari sono state 152.314, cioè il 64,8% a fronte di un valore del 63% rilevato nel 2012.

L’ammontare dei contributi e dei premi evasi, oggetto di recupero da parte del personale ispettivo nel corso dell’anno 2013, è stato pari ad circa 1,4 miliardi di euro, con una flessione pari al 13% rispetto al 2012.

I lavoratori irregolari sono stati quantificati in 239.020 unità (-19% rispetto al 2012), mentre quello dei lavoratori totalmente “in nero” è stato pari a 86.125, dato questo,  inferiore del 13% rispetto a quello riscontrato nell’anno precedente.

Tali risultati, si legge nel comunicato stampa del Ministero del lavoro, “sono direttamente legati alla crisi occupazionale, che si ripercuote anche sui fenomeni patologici legati alla gestione del rapporto di lavoro, anche se il fenomeno del lavoro “nero”, nonostante l’impegno degli ispettori, costituisce ancora un fenomeno rilevante nel sistema economico italiano, al punto tale che la percentuale dei lavoratori “in nero” (36%) sul totale dei lavoratori irregolari individuati nel corso delle verifiche svolte nel 2013 registra un incremento di due punti percentuali rispetto al 2012”.

L’unico fenomeno in aumento rispetto agli anni precedenti (+1,9%)è, quello della “riqualificazione” dei rapporti di lavoro, cioè l’abuso nell’utilizzo delle tipologie contrattuali flessibili che dissimulano rapporti di lavoro subordinato.

Sono 19.010 lavoratori inquadrati con tipologie contrattuali non corrette, con una maggiore concentrazione di tale fenomeno nel settore terziario (n. 15.563 lavoratori), nell’industria (1.646 lavoratori) e nell’edilizia (1.636 lavoratori).

Nel corso delle ispezioni, sono stati trovati al lavoro 1.091 extracomunitari clandestini (a fronte di 1.601 nel 2012, con una flessione del 32%), concentrati soprattutto nei settori del terziario (452) e dell’industria (413), mentre in edilizia ed agricoltura è stata accertata l’occupazione, rispettivamente, di 155 e 70 cittadini stranieri privi del permesso di soggiorno. Il maggior numero di violazioni concernenti i lavoratori extracomunitari clandestini si è registrato in Toscana (314), a causa della nota diffusione di laboratori gestiti da etnie cinesi nel settore manifatturiero, in Lombardia (151), Campania (113) e in Emilia Romagna (102).

526 sono le violazioni di rilevanza penale in materia di tutela dei minori (a fronte di 897 minori interessati ad illeciti penali nel 2012, con una diminuzione del 41,4%), fenomeno che si concentra nelle imprese terziario, cui si riferisce il 70% delle sanzioni elevate. Il maggior numero di fattispecie di reato concernenti i minori impiegati irregolarmente si è registrato in Lombardia (110), Puglia (69) e Piemonte (53).

Diminuiscono anche le violazioni legate all’orario di lavoro: sono in totale 20.141 violazioni (-22% rispetto al 2012), in gran parte (16.234) riferite a imprese che operano nel terziario.

Scende anche il numero di provvedimenti di sospensione dell’attività imprenditoriale; nel corso del 2013 sono stati 7.885 provvedimenti (-6% rispetto al 2012), quasi tutti (7.864) dovuti all’occupazione di lavoratori “in nero” in misura pari o superiore al 20% di quelli presenti sul luogo di lavoro. Soltanto 21 provvedimenti interdittivi sono stati adottati per gravi e reiterate violazioni della disciplina in materia di tutela della salute e sicurezza.

I settori più colpiti dai provvedimenti interdittivi sono i pubblici esercizi (37%), seguito dall’edilizia (23%) e del commercio (16%). “I dati confermano, altresì, la perdurante rilevanza del provvedimento interdittivo in questione quale efficace mezzo di contrasto dell’occupazione di lavoratori “in nero“, in quanto la revoca delle sospensioni, a seguito dell’avvenuta regolarizzazione delle posizioni lavorative, ha riguardato 6.601 aziende (84% dei casi, un punto percentuale in più rispetto all’anno 2012).”

Per quanto riguarda la vigilanza in materia di tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, le violazioni prevenzionistiche sono state pari a 33.123, con una flessione del 18% rispetto al 2012, strettamente correlata alla riduzione del numero di cantieri presenti sul territorio nazionale.

“Nell’ambito del settore delle costruzioni sono state ispezionate 20.372 aziende, con un tasso di irregolarità pari al 65,4%. In particolare, in relazione alla sanzioni contestate in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, di cui al titolo IV del D.Lgs. n. 81/2008 (c.d. T.U. Sicurezza), si registra sostanzialmente invariato il numero delle violazioni di carattere prevenzionistico, che sono strettamente responsabili della maggioranza degli incidenti mortali: ben il 38% delle violazioni riscontrate nel settore edile, infatti, sono costituite da cadute dall’alto”.

Richiedi una Consulenza a Lavoro e Diritti


Iscrivendoti acconsenti al trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs. 196/03
Condividi.

Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

Altri articoli interessanti

  • MIGNANI GIORGIO

    Fatele chiudere!