Ministero del Lavoro: nuovo welfare a sostegno della donna, della famiglia e delle politiche di conciliazione

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Il Ministero del lavoro ha presentato alle parti sociali il documento contenente linee guida sulla conciliazione tra tempo di lavoro e tempo di famiglia.

Lo scorso 1 marzo, il Ministro Sacconi ha presentato alle parti sociali una bozza di documento contenente linee guida finalizzate a favorire la conciliazione tra tempo di lavoro e tempo di famiglia, attraverso la modulazione e la flessibilità dell’orario di lavoro.

Nella bozza sono previste diverse misure, rivolta sia alle madri che ai padri, con il fine ultimo di valorizzare e incentivare le buone pratiche di conciliazione lavoro, famiglia.

Si parla di:

  • maggior ricorso al telelavoro in alternativa ai congedi facoltativi o al congedo parentale;
  • Possibilità per il lavoratore padre e la lavoratrice madre di beneficiare, entro i primi tre anni di vita del bambino, di particolari forme di flessibilità di orario in entrata e in uscita fermo restando il monte orario complessivo previsto dalla contrattazione collettiva di riferimento;
  • maggior utilizzo del lavoro part-time per il periodo corrispondente ai primi cinque anni di vita del bambino ovvero per oggettive e rilevanti esigenze di cura di genitori e/o altri familiari;
  • utilizzo dei permessi accantonati in flessibilità individuale o banca delle ore da attribuirsi, in via prioritaria ai lavoratori con oggettive esigenze di conciliazione;
  • possibilità di concordare con il datore di lavoro, nel caso di documentata grave infermità del coniuge o di in parente entro il secondo grado, diverse modalità di espletamento temporaneo della attività lavorativa, anche a risultato, in alternativa all’utilizzo di giorni di permesso o congedo per gravi motivi familiari;
  • impegno, al  rientro dalla maternità, di assegnare la lavoratrice alle stesse mansioni ovvero a mansioni che non vanifichino la professionalità e l’esperienza acquisite dalla lavoratrice;
  • possibilità di concedere permessi non retribuiti al dipendente in caso di malattia del figlio entro i primi otto anni di vita;
  • istituzione e possibilità di ricorso alla banca delle ore e, là dove possibile, di  meccanismi di banca ore specificamente dedicato ai genitori di bambini sino a 24 mesi che potrebbero avere diritto, su loro richiesta, a percepire la sola maggiorazione accantonando le ore straordinarie in un conto ore;
  • costituzione di asili nido aziendali/interaziendali ovvero attivazione di servizi collettivi di trasporto da e per gli asili pubblici;
  • possibilità di erogazione da parte del datore di lavoro ai propri dipendenti di buoni lavoro per lo svolgimento da parte di terzi di prestazioni di lavoro occasionale di tipo accessorio per attività domestiche e di cura;
  • possibilità di usufruire, a fini di conciliazione, di orario di lavoro concentrato, inteso come orario continuato dei propri turni giornalieri;
  • istituzione di fondi bilaterali (ovvero assegnazione di nuove competenze agli enti bilaterali esistenti) per il sostegno alle politiche di conciliazione.

Finalmente azioni concrete e positive. Ora la risposta va alle parti sociali, con la speranza che, soprattutto le parti datoriali, non siano di ostacolo a politiche come queste che, di fatto agevolano la donna e la famiglia ma anche l’impresa!

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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  • nicoletta

    salve sn un infermiera professionale e lavoro in un ospedale pubblico.gradirei sapere se la malattia del bambino e retribuita.il mio bambino a sette mesi