C’è una possibilità in più per chi è vicino alla pensione e sta valutando se lasciare il lavoro o restare ancora qualche mese (o anno). Nel 2026 vi di nuovo una misura dell’INPS che permette di aumentare subito lo stipendio, semplicemente rinviando l’uscita dal lavoro.
Non si tratta di un bonus nel senso tradizionale, ma di un incentivo che può incidere direttamente sulla busta paga: rimandando il pensionamento una parte dei contributi non è più dovuta all’Inps e si può ottenere più denaro ogni mese nello stipendio. Con la circolare n. 42 del 3 aprile 2026, l’INPS ha chiarito come funziona l’incentivo (ex Bonus Maroni) e chi può beneficiarne dopo le novità introdotte dall’ultima Legge di Bilancio.
Cos’è l’incentivo al posticipo del pensionamento
L’incentivo nasce con un obiettivo chiaro: spingere chi ha già maturato il diritto alla pensione a restare al lavoro ancora per un periodo.
In concreto, il lavoratore può scegliere di:
- rinunciare all’accredito dei contributi previdenziali a proprio carico
- ricevere in busta paga la quota di contributi che normalmente verrebbe versata all’INPS
Si tratta quindi di un vero e proprio “scambio”: meno contributi accreditati, ma più stipendio netto immediato.
Come chiarisce la circolare, infatti, “la somma corrispondente alla quota di contribuzione a carico del lavoratore […] è corrisposta interamente al lavoratore”
La novità 2026: platea più ampia
La vera novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 è la proroga ed estensione della misura.
Fino al 2025, l’incentivo era riconosciuto a chi aveva maturato i requisiti entro quella data. Ora, invece, viene esteso anche a chi:
- matura i requisiti per la pensione anticipata entro il 31 dicembre 2026
In altre parole, anche chi raggiunge i requisiti quest’anno può scegliere di restare al lavoro e beneficiare dell’incentivo.
Chi può beneficiarne nel 2026
La misura riguarda i lavoratori dipendenti iscritti:
- all’Assicurazione generale obbligatoria (AGO)
- oppure a forme sostitutive o esclusive
Devono inoltre aver maturato:
- i requisiti per la pensione anticipata flessibile (quota 103) entro il 2025
- oppure i requisiti per la pensione anticipata ordinaria entro il 2026
Parliamo quindi, nella maggior parte dei casi, di:
- 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne
- 42 anni e 10 mesi per gli uomini
Quanto si guadagna davvero
Il vantaggio principale è economico: la quota di contributi a carico del lavoratore (circa il 9,19% della retribuzione) non viene più versata all’INPS ma finisce direttamente in busta paga.
Non solo. La normativa prevede anche un beneficio fiscale importante:
queste somme non concorrono a formare il reddito imponibile IRPEF
Questo significa che l’aumento è netto e quindi ancora più evidente.
Attenzione: cosa si perde
Il meccanismo non è privo di conseguenze. Rinunciando all’accredito contributivo:
- non si accumulano ulteriori contributi pensionistici sulla quota del lavoratore
- la pensione futura potrebbe risultare leggermente più bassa rispetto a chi continua a versare integralmente
Va però chiarito che:
- i contributi a carico del datore di lavoro continuano a essere versati
- la posizione previdenziale continua comunque ad alimentarsi, anche se in misura ridotta
Quando termina l’incentivo
L’incentivo non è permanente. La circolare chiarisce che cessa:
- quando il lavoratore va effettivamente in pensione
- quando raggiunge l’età per la pensione di vecchiaia
- oppure in caso di revoca della scelta da parte del lavoratore
Come fare domanda
Per ottenere l’incentivo non basta una scelta informale. Serve una procedura precisa:
- il lavoratore deve presentare domanda all’INPS
- l’Istituto verifica i requisiti
- entro circa 30 giorni comunica l’esito al lavoratore e al datore di lavoro
- solo dopo questa comunicazione l’azienda può applicare lo sgravio in busta paga
Come capire se conviene davvero?
La convenienza dipende da una scelta personale. Chi punta ad aumentare il reddito immediato, magari per gli ultimi anni di carriera, può trovare molto vantaggioso questo incentivo.
Chi invece vuole massimizzare l’importo della futura pensione, potrebbe preferire continuare a versare i contributi normalmente. Il punto chiave è questo: la misura non è un “bonus”, ma una scelta strategica tra presente e futuro.
Per capire se conviene davvero sfruttare l’incentivo, è utile seguire un percorso semplice:
- Verifica l’importo della pensione se decidessi di uscire subito.
- Calcola quanto aumenta lo stipendio restando al lavoro grazie all’incentivo.
- Fai un confronto concreto: se lo stipendio è già più alto della pensione e cresce ancora, il vantaggio mensile aumenta.
- Valuta l’impatto sulla pensione futura, che potrebbe essere più bassa per i contributi non versati.
- Tira le somme, considerando anche il tipo di lavoro e la tua situazione personale, per capire se conviene davvero restare o uscire.
Una misura che il Governo vuole rafforzare
La proroga al 2026 conferma una direzione chiara: il legislatore punta a favorire la permanenza volontaria al lavoro, alleggerendo nel breve periodo la spesa pensionistica.
Per molti lavoratori vicini alla pensione, questa può diventare un’opportunità concreta per gestire in modo più flessibile l’uscita dal lavoro, adattandola alle proprie esigenze economiche e personali.
