Riforma pensioni rinviata al 2023 con ritorno alla legge Fornero? Le attuali prospettive

Molto probabile che l'attesa riforma pensioni sia rinviata al 2023, in considerazione delle ultime vicende politiche. Le ipotesi in campo


In alto mare e senza approdi all’orizzonte: questa è l’attuale situazione del dibattito sulla riforma pensioni in Italia. Già prima della caduta del Governo Draghi non si intravedevano soluzioni strutturali nel breve termine, ma ora – con le elezioni politiche previste per fine settembre – tutto si complica.

Vero è che già nei mesi scorsi la riforma pensioni era ai primi posti dell’agenda di Governo, ma altre priorità economiche ancora più immediate avevano di fatto contribuito a rimandarla. D’altronde tante sono tuttora le questioni in campo: la riforma dei bonus edilizi, del fisco, della giustizia, il rilancio del lavoro e molto altro.

Ecco perché gli osservatori parlano ormai di uno slittamento della riforma pensioni al prossimo anno. Quest’ultima era stata inserita da Draghi entro il programma da ultimare per la fine della legislatura, ma evidentemente così non sarà. Entro la fine del 2022 era in agenda la riforma pensioni, della quale siamo a lungo in attesa, ma al momento si può ragionevolmente pensare che dal 2023 la prima vera ‘svolta’ sarà il ritorno all’applicazione tout court della legge Fornero. Con tutto il coro di critiche e polemiche che inevitabilmente ne seguirà.

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Riforma pensioni: che cosa è stato fatto quest’anno

Non bastano certamente alcune misure di flessibilità in uscita, essendo necessaria una riforma pensioni organica e strutturale. Insomma, la proroga di APE Sociale e Quota 100 divenuta poi Quota 102 sono quasi dei ‘palliativi’ e non rappresentano di certo la soluzione: serve un disegno di ampio respiro, che rinnovi totalmente il mondo della previdenza in Italia.

Tuttavia la linea che dovrà perseguire detta riforma sembra già stata tracciata, almeno seguendo le parole del premier recentemente dimessosi: “c’è bisogno di una riforma delle pensioni che garantisca meccanismi di flessibilità in uscita e un impianto sostenibile, ancorato al sistema contributivo”.

Il dibattito riforma pensioni ha costituito finora un cantiere poco produttivo. Ad inizio 2022 l’apertura di un tavolo negoziale con i sindacati, ma l’inizio del conflitto in Ucraina ha condotto ad una sospensione delle trattative. Prima della caduta del Governo, vi erano stati però nuovi spiragli di dibattito e stesura della sospirata riforma pensioni: coinvolte forze sociali, sindacati e imprese, e l’impegno alla riforma spiccava nell’intera agenda economica dell’Esecutivo in prospettiva della redazione della legge di Bilancio.

Ecco perché nelle ultime settimane il tema era ritornato in auge, con una possibilità un po’ più concreta di vedere almeno una bozza di riforma entro quest’anno. Ora la caduta del Governo ha congelato tutto: la precedenza spetta al disbrigo degli affari correnti, e tra essi c’è il varo del prossimo decreto Aiuti bis. Per la riforma pensioni il rinvio pare ormai cosa certa.

Tornare alla legge Fornero è davvero la soluzione? Le 3 questioni aperte

Siamo ad un bivio: introdurre una riforma pensioni attesa, organica e strutturale oppure ritornare alla legge Fornero del 2011, che nacque per mettere al riparo i conti del paese in un momento difficile sul fronte economico. Ebbene, se si discute di come mettere a punto la riforma il motivo è semplice: quanto delineato nella legge Fornero non si è rivelato soddisfacente e pienamente corrispondente alle necessità dei lavoratori. D’altronde, è noto che a quel provvedimento le istituzioni hanno apposto correttivi come Ape Sociale e Quota 100.

Flessibilità in uscita

Infatti se è vero che la riforma Fornero ha risolto il problema della sostenibilità del sistema sul piano dei conti – grazie all’allungamento dell’età pensionabile, è altrettanto vero che ha prodotto una evidente rigidità sul fronte della flessibilità in uscita.

E in particolare su quest’ultimo tema che il dibattito sulla riforma pensioni è proseguito in questi mesi.

Carriere frammentarie dei giovani

In verità, secondo gli osservatori la legge Fornero non sembra dare una risposta puntuale e risolutiva anche al problema delle carriere discontinue dei giovani, che ben più delle generazioni precedenti stanno pagando le conseguenze della crisi occupazionale. Sul fronte previdenziale il rischio concreto è infatti quello di andare in pensione con assegni di importo molto più basso rispetto a quelli attuali, e in ogni caso non sufficiente a garantire da solo il pagamento delle spese essenziali.

Adesione alla previdenza integrativa

Non è finita qui. Altra problematica consiste nella previdenza complementare o integrativa (fondi pensione): se è vero che da un lato la sua diffusione è aumentata negli ultimi tempi, è però anche vero che rispetto al trend europeo c’è ancora molta strada da fare su questo fronte. Ecco perché la riforma pensioni dovrà avvalorare il secondo pilastro della previdenza, laddove il primo è destinato ad assottigliarsi e a non garantire da solo il sostentamento al pensionato del futuro.

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Il 2022 è destinato a non portare al varo della riforma pensioni?

Anche quest’anno pare avviarsi ad essere un anno non proficuo sul piano previdenziale. Con la caduta del Governo  e il ritorno alle urne, manca il tempo per chiudere una riforma pensioni strutturale ed efficace entro fine dicembre. Inoltre, le formazioni politiche adesso hanno la priorità della campagna elettorale, in cui la riforma pensioni potrà se mai rappresentare un tema o un obiettivo.

Insomma, senza riforma pensioni entro il 2022 lo scenario è che dal primo gennaio 2023 potranno andare in pensione soltanto i seguenti soggetti:

  • coloro che maturano al pensione di vecchiaia a 67 anni;
  • coloro che conseguono quella anticipata a 41 anni e 10 mesi le donne e 42 anni e 10 mesi gli uomini.

In agenda anche l’eventuale proroga di misure di flessibilità in uscita come Opzione Donna e Ape Sociale, mentre per Quota 102 sarà ben difficile, se non impossibile, una sua eventuale conferma.

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