Per la prima volta in Italia l’intelligenza artificiale trova spazio in modo esplicito all’interno di un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. La novità è contenuta nell’Ipotesi di rinnovo del CCNL Funzioni Centrali 2025-2027 sottoscritta all’ARAN il 9 giugno 2026, che dedica addirittura un intero titolo contrattuale all’utilizzo dei sistemi di IA nei luoghi di lavoro pubblici.
Si tratta di una svolta significativa perché, fino ad oggi, i contratti collettivi avevano disciplinato aspetti come il lavoro agile, la digitalizzazione e la formazione informatica, ma non avevano mai regolato direttamente l’impiego dell’intelligenza artificiale nei rapporti di lavoro.
L’obiettivo delle nuove norme è accompagnare l’innovazione tecnologica senza sacrificare diritti, tutele e ruolo delle persone nelle decisioni che riguardano il lavoro.
Un intero titolo dedicato all’Intelligenza Artificiale
L’Ipotesi di CCNL introduce il nuovo “Titolo III – Intelligenza Artificiale”, composto da tre articoli specifici dedicati:
- all’utilizzo dei sistemi di IA;
- alle garanzie per il personale;
- alla formazione e all’uso responsabile delle tecnologie intelligenti.
Una scelta che conferma come l’intelligenza artificiale non sia più considerata una tecnologia del futuro, ma una realtà già presente nelle amministrazioni pubbliche e destinata a incidere sempre di più sull’organizzazione del lavoro.
ARAN: Ipotesi di rinnovo del CCNL Funzioni Centrali 2025-2027 (916,9 KiB, 0 hits)
Le amministrazioni dovranno informare preventivamente i sindacati
Uno degli aspetti più interessanti riguarda gli obblighi di trasparenza. Il contratto stabilisce che, quando un’amministrazione intende introdurre sistemi di intelligenza artificiale o algoritmi automatizzati che possano incidere sul rapporto di lavoro, dovrà fornire una preventiva informativa alle organizzazioni sindacali.
L’informazione dovrà indicare:
- le finalità del sistema;
- gli ambiti di utilizzo;
- i dati trattati;
- le possibili conseguenze sull’organizzazione del lavoro;
- gli effetti sulla valutazione delle prestazioni;
- i criteri generali di funzionamento dell’algoritmo.
In pratica, le amministrazioni non potranno introdurre strumenti basati sull’IA senza spiegare preventivamente come funzionano e quali effetti potrebbero avere sui lavoratori.
L’IA non può sostituire le decisioni umane
Tra le novità più rilevanti c’è il divieto di affidare completamente all’intelligenza artificiale decisioni che producono effetti sul rapporto di lavoro.
L’articolo 14 stabilisce infatti che non possono esistere decisioni esclusivamente automatizzate capaci di incidere in modo significativo sui dipendenti senza un adeguato intervento umano.
Questo significa, ad esempio, che un algoritmo non potrà decidere da solo:
- valutazioni professionali;
- assegnazione di incarichi;
- organizzazione degli orari;
- decisioni che incidono sulla carriera del lavoratore.
La responsabilità finale dovrà restare sempre in capo alle persone.
📌 APPROFONDIMENTO
Il nuovo CCNL Funzioni Centrali non arriva da solo. Pochi giorni fa il Governo ha approvato due decreti che fissano le prime regole italiane sull’uso dell’Intelligenza Artificiale nel lavoro, stabilendo che l’IA può supportare il datore di lavoro ma non sostituirlo nelle decisioni che riguardano i lavoratori.
➡️ Leggi l’approfondimento: L’IA può aiutare il datore di lavoro, ma non sostituirlo: ecco cosa cambia
I dirigenti restano responsabili
Il contratto introduce un principio molto importante anche sotto il profilo organizzativo.
Pur utilizzando sistemi avanzati di supporto alle decisioni, la responsabilità dei dirigenti e dei titolari dei poteri decisionali non può essere trasferita all’intelligenza artificiale.
In altre parole, l’IA può aiutare ad analizzare dati, formulare proposte o suggerire soluzioni, ma la decisione finale deve rimanere umana.
Si tratta di un principio che anticipa molti dei temi affrontati anche dall’AI Act europeo e dalle recenti linee guida governative sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel lavoro.
Diritto alla trasparenza per i lavoratori
Il nuovo contratto riconosce inoltre ai dipendenti un vero e proprio diritto alla conoscenza.
Ogni lavoratore potrà conoscere in forma comprensibile i criteri generali di funzionamento dei sistemi di IA che incidono su aspetti rilevanti del rapporto di lavoro.
La norma riguarda in particolare gli strumenti che influenzano:
- la valutazione della prestazione;
- l’assegnazione dei compiti;
- l’organizzazione degli orari;
- altri elementi significativi dell’attività lavorativa.
L’obiettivo è evitare l’effetto “scatola nera”, cioè sistemi che prendono decisioni senza che il lavoratore possa comprenderne la logica.
Formazione obbligatoria sull’uso dell’IA
Il contratto guarda anche alla crescita delle competenze.
Le amministrazioni dovranno infatti assicurare percorsi formativi adeguati sull’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale, favorendo un uso consapevole, responsabile e coerente con i principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione.
La formazione diventa quindi uno strumento essenziale per evitare che l’innovazione tecnologica generi esclusione o disuguaglianze tra i lavoratori.
L’IA entra anche nelle relazioni sindacali
La presenza dell’intelligenza artificiale nel nuovo CCNL non si limita agli articoli dedicati.
L’argomento compare anche tra le materie oggetto di confronto sindacale e di contrattazione integrativa. In particolare, saranno oggetto di confronto i criteri generali di funzionamento dei sistemi di IA che incidono sul rapporto di lavoro, mentre i riflessi dell’innovazione tecnologica sulla qualità del lavoro e sulla professionalità potranno essere affrontati nella contrattazione integrativa.
Anche l’Organismo paritetico per l’innovazione sarà chiamato a monitorare i cambiamenti organizzativi legati all’intelligenza artificiale e ai processi di transizione digitale.
Una svolta che potrebbe fare scuola
L’inserimento dell’intelligenza artificiale nel CCNL Funzioni Centrali rappresenta probabilmente uno dei passaggi più innovativi della contrattazione collettiva italiana degli ultimi anni.
La scelta di disciplinare trasparenza, informazione, formazione, responsabilità umana e tutela dei lavoratori potrebbe diventare un modello anche per altri comparti pubblici e per il settore privato.
L’IA entra quindi ufficialmente nei contratti di lavoro italiani, ma con una regola ben precisa: la tecnologia può supportare le persone, non sostituirle.
