Limite contanti 2020: soglia a 2.000 euro dal 1° luglio e per tutto il 2021

Il Decreto Fiscale collegato alla legge di bilancio ha introdotto nuovi limiti ai pagamenti in contanti a partire dal 1° luglio 2020.

Il decreto fiscale collegato alla Manovra 2020 è intervenuto in materia di limiti all’uso dei contanti stabilendo che il monte di 3.000 € trovi applicazione fino al 30 giugno 2020; successivamente si andrà verso un graduale ribasso che porterà il valore soglia a 1.000 € dal 2022.

Evidenziata la rivisitazione del valore soglia, rimangono comunque validi, i chiarimenti finora forniti dal Ministero del Tesoro nel corso del tempo. Ecco in chiaro i corretti paletti operativi da rispettare nelle transazioni commerciali poste in essere a partire dal 1° luglio 2020.

Limiti all’uso dei contanti 2020: l’intervento del decreto fiscale

Il decreto fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020 prevede disposizioni ad hoc volte a modificare il limite ai pagamenti in contanti nelle transazioni commerciali.

In particolare il limite oltre il quale si applica il divieto di trasferimento di contante e di titoli al portatore viene ridotto:

  • dall’attuale soglia di 3.000 € a 2.000 € a partire dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021;
  • a 1.000 € a decorrere dal 1° gennaio 2022.

E’ da segnalare che tali limiti all’utilizzo del contante non trovano operatività per i prelievi o i versamenti effettuati presso gli sportelli bancari.

Limiti ai pagamenti in contanti

Fino al 30 giugno 2020 € 3.000
Dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 € 2.000
Dal 1° gennaio 2022 € 1.000

Sanzioni uso contanti 2020

Il superamento delle suddette soglie configura comportamenti sanzionabili dal legislatore:

  • per le violazioni commesse e contestate dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021 il minimo edittale, applicabile è di 2.000 euro;
  • per le violazioni commesse e contestate a decorrere dal 1° gennaio 2022, è fissato a 1.000 euro.

Come da “occasional paper” pubblicato dalla Banca d’Italia nel 2019 sulla base dei dati UE degli anni precedenti, l’Italia è il paese dell’area Euro in cui si effettuano il maggior numero di transazioni per persona, due per persona, di cui 1,7 in contanti. Il contante è stato utilizzato nell’85,9% delle transazioni, per un valore di 68,4% del totale transato.

Per il contante il valore medio di una transazione è stato di 13,57€, per le carte di credito 37,70 €. Gli altri strumenti di pagamento quali bonifici e assegni registrano rispettivamente un valore medio di 60,82 e 96,11.

Ciò ci fa capire l’impatto effettivo delle misure adottate dal decreto fiscale in esame.

Limite pagamento contanti 2020: i pagamenti degli oneri detraibili

Le restrizioni all’utilizzo del contante hanno impatto sulle previsioni introdotte dalla Legge di bilancio 2020 in materia di oneri detraibili e pagamenti tracciabili. La Legge citata ha disposto per gli oneri detraibili al 19%, si pensi ad esempio alle spese di istruzione, l’obbligo di pagamento tracciabile ai fini della loro detrazione fiscale dal reddito.

Eccezione è prevista per le seguenti spese sanitarie:

  • per l’acquisto di medicinali e di dispositivi medici;
  • nonché per le prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale.

Per le tipologie di spese appena individuate, sono comunque da rispettare i limiti all’utilizzo del contante considerando la riduzione programmatica sopra individuata.

Limite contanti per i pagamenti rateali

Ai limiti all’utilizzo del contante si possono comunque applicare delle deroghe, come avviene, ad esempio, in caso di pagamenti rateali per la stessa prestazione che totalmente considerati eccedono la soglia di 3.000.

In particolare, come da indicazioni del Dipartimento delle Finanze, il divieto all’utilizzo del contante oltre soglia, riguarda, in via generale, il trasferimento in unica soluzione di valori costituiti da denaro contante e titoli al portatore di importo pari o superiore a 3.000 euro, anche se il trasferimento è effettuato mediante il ricorso ad uno solo di tali mezzi di pagamento (contante e titoli al portatore) ovvero cumulando contestualmente le diverse specie di mezzi di pagamento citati.

L’attenzione del legislatore è rivolta anche alle situazioni in cui il frazionamento dei pagamenti per la stessa operazione è realizzato per eludere le previsioni legislative in esame.

A tal proposito, non si configura violazione laddove la pluralità dei distinti pagamenti sia la conseguenza di un preventivo accordo negoziale tra le parti (ad es. pagamento rateale). Si pensi ad esempio, alle cure effettuate presso gli studi dentistici per le quali, in accordo con il professionista, si procedere a pagamenti rateali. In tale caso, anche se nel complesso si supera l’importo soglia, non si ravvedono le condizioni per applicare le conseguenze sanzionatorie previste dal legislatore.

Tuttavia, rientra nel potere dell’Amministrazione valutare, caso per caso, la sussistenza di elementi tali da configurare le disposizioni di blocco all’utilizzo del contante sovra soglia.

Una delle alternative all’utilizzo del contante può essere rappresentata dagli assegni, muniti dell’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e, se d’importo pari o superiore a 1.000 euro, della clausola di non trasferibilità; gli assegni rientrano tra gli strumenti di pagamento tracciabile ossia presso la banca in cui sono tratti sia presso quella che procede alla negoziazione.

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