Legge di Bilancio 2023: il testo in pdf della bozza della manovra

La prima bozza della Legge di Bilancio 2023 in circolazione al 23 novembre: ecco il testo in formato PDF e una analisi delle novità.


Il Governo Meloni è al lavoro per approvare entro il 31 dicembre 2022 la Legge di Bilancio 2023: in quest’ottica Il Consiglio dei Ministri del 4 novembre scorso ha approvato la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (NADEF), che rivede ed integra la precedente versione del documento, deliberata lo scorso 28 settembre.

Nel comunicato stampa diffuso a margine del CDM si legge che la “politica economica che il Governo ha adottato si basa sull’esigenza di rispondere all’impennata dell’inflazione e all’impatto del caro energia sui bilanci delle famiglie, specialmente quelle più fragili, e di garantire la sopravvivenza e la competitività delle imprese italiane nel contesto europeo e a livello globale”. Un forte impegno sarà poi dedicato “all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), da cui dipendono ingenti investimenti per rilanciare la crescita sostenibile dell’economia italiana”.

In data 21 novembre il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, ha approvato il disegno di legge recante il bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 (Ddl Bilancio 2023) e il bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025 e l’aggiornamento del Documento programmatico di bilancio (DPB). Qui il comunicato stampa del Governo con un riassunto delle misure approvate. I provvedimenti quantificano l’ammontare del valore delle misure contenute nella manovra di bilancio in 35 miliardi di euro.

Aggiornamento: alleghiamo il testo in pdf della prima bozza del disegno di legge di Bilancio 2023 in circolazione al 23 novembre.

download   Legge di bilancio 2023 bozza del 23-11-2022
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Di seguito qualche anticipazione in attesa della pubblicazione del testo definitivo.

Legge di Bilancio 2023: novità in arrivo per lavoro, fisco e pensioni

A questo punto resta da chiedersi quali saranno gli interventi dell’esecutivo Meloni in materia di lavoro, fisco e pensioni contenuti nella prossima Manovra e nei successivi provvedimenti legislativi? Cerchiamo di dare una risposta a queste domande, sulla base delle dichiarazioni programmatiche che lo stesso premier ha reso alla Camera dei deputati, lo scorso 25 ottobre, in occasione del dibattito sulla fiducia al Governo e sulla base del comunicato stampa rilasciato dal Governo in seguito all’approvazione del Ddl Bilancio 2023.

Tetto al contante

Dal 1° gennaio 2023 la soglia per l’uso del contante salirà da 1.000 a 5.000 euro.

Taglio cuneo fiscale

Tra gli obiettivi del nuovo esecutivo figura il taglio del cuneo fiscale e contributivo “di almeno cinque punti”, come anticipato dal premier Meloni nel suo discorso alla Camera dei deputati.

Il cuneo fiscale, ricordiamolo, misura la differenza fra il costo totale sostenuto dal datore di lavoro e la paga netta percepita dal dipendente.

In Italia, nel 2021, il cuneo fiscale, stando a quanto riporta l’Osservatorio conti pubblici italiani (“osservatoriocpi.unicatt.it – Pubblicazioni – Cuneo fiscale per il lavoro dipendente: un confronto internazionale e gli effetti della legge di bilancio 2022”), è risultato pari al 46,5%, con riferimento ad un lavoratore dipendente senza figli, con uno stipendio lordo medio (34.032,00 euro annui).

Considerando gli altri paesi Ocse l’Italia si colloca al quinto posto come cuneo fiscale più elevato, dopo Belgio, Germania, Austria e Francia.

Il nostro paese si colloca poi al di sopra di circa 5 punti percentuali, rispetto alla media degli altri stati dell’eurozona, in cui il cuneo si attesta al 41,7% (mentre, pesando per il PIL pro capite, la percentuale scende al 41,4%).

Ultimi interventi in tema di taglio al cuneo fiscale

Negli ultimi anni, il legislatore italiano ha in più occasioni introdotto meccanismi di riduzione del cuneo fiscale e contributivo. Si pensi al trattamento integrativo (ex “Bonus Renzi”) pari a 100 euro medi mensili e all’ulteriore detrazione, entrambi introdotti a norma del Decreto – legge 5 febbraio 2020 numero 3.

Da notare che quest’ultima misura (l’ulteriore detrazione) è stata abrogata dall’ultima Legge di Bilancio, nell’ambito del riordino dell’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche (Irpef).

Più di recente, l’esecutivo Draghi ha introdotto con Legge 30 dicembre 2021 numero 234, articolo 1, comma 121, in via eccezionale, per i periodi di paga dal 1° gennaio 2022 al 31 dicembre 2022, una riduzione dei contributi Inps a carico dei lavoratori dipendenti pari a 0,8 punti percentuali, a condizione che la retribuzione imponibile, parametrata su base mensile per tredici mensilità, non ecceda i 2.692,00 euro. Limite, quest’ultimo, maggiorato, per la competenza del mese di dicembre, del rateo di tredicesima.

La stessa misura, a norma del Decreto – legge 9 agosto 2022 numero 115 (cosiddetto Decreto “Aiuti-bis”), articolo 20, comma 1 è stata successivamente incrementata a 2 punti percentuali, per i periodi di paga dal 1° luglio 2022 al 31 dicembre 2022, compresa la tredicesima o i relativi ratei erogati nel citato lasso temporale.

Fringe benefit

La misura relativa al fringe benefit prima annunciata nella Legge di Bilancio, è stata poi inserita nel Dl Aiuti Quater.

Welfare aziendale e premi di produttività

Sempre nell’ambito delle misure destinate ad accrescere il reddito disponibile delle famiglie, il premier Meloni ha indicato il “potenziamento del welfare aziendale” e la “riduzione delle imposte sui premi di produttività”.

Con riferimento a quest’ultimo aspetto, si ricorda che l’attuale normativa riconosce a:

  • Premi di risultato, corrisposti in esecuzione dei contratti aziendali o territoriali, in relazione ad incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione;
  • Somme pagate a titolo di partecipazione agli utili;

l’applicazione di un’imposta sostitutiva di Irpef, addizionali regionali e comunali, del 10%.

La tassazione in parola si applica entro il limite di importo complessivo (premi ed utili) di 3 mila euro (elevati a 4 mila euro per le aziende che coinvolgono in maniera paritetica i lavoratori).

A beneficiare della tassazione agevolata, i dipendenti del settore privato, titolari, nell’anno precedente, di un reddito di lavoro dipendente di importo non superiore ad 80 mila euro, comprensivo delle somme soggette all’imposta sostitutiva del 10%, delle pensioni di ogni genere, degli assegni equiparati e della quota di Tfr liquidata in busta paga (ex Quir).

Bonus assunzioni

Le agevolazioni alle assunzioni, contemplate dalla normativa italiana, hanno come obiettivo principale quello di incentivare le imprese a stipulare contratti di lavoro con determinate categorie di persone, altrimenti a rischio di essere escluse dal mercato del lavoro.

La strada scelta è stata quella di ridurre i contributi a carico delle aziende che assumono, ad esempio, giovani under 30, percettori del Reddito di cittadinanza o dell’indennità di disoccupazione NASpI, lavoratrici o lavoratori con almeno 50 anni di età, disoccupati da oltre 12 mesi.

Sul tema degli incentivi alle assunzioni il premier Meloni ha annunciato un “meccanismo fiscale che premi le attività ad alta densità di lavoro” sulla base del principio “Più assumi, meno paghi”.

Reddito di cittadinanza

Uno dei temi di più stretta attualità negli ultimi mesi, in particolare nel corso della campagna elettorale, è stata senza ombra di dubbio la revisione del Reddito di cittadinanza.

Introdotto con Decreto – legge 28 gennaio 2019 numero 4, il RdC rappresenta una misura economica di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, finalizzata all’inserimento – reinserimento nel mondo del lavoro.

Già oggetto di una rilevante modifica ad opera dell’ultima Legge di Bilancio, in un’ottica di riduzione dei casi di abuso, il Reddito, ha sottolineato Meloni, ha “rappresentato una sconfitta per chi era in grado di fare la sua parte per l’Italia, oltre che per sé stesso e per la sua famiglia”.

Sotto questo aspetto si può ipotizzare una riduzione del perimetro di intervento del Reddito di Cittadinanza, che escluda dai beneficiari quanti sono “occupabili”, da intendersi come coloro che possono materialmente svolgere un’attività lavorativa.

Rottamazione-quater

Nella Legge di bilancio 2023 trova posto altresì la rottamazione-quater: nuova rottamazione delle cartelle, sanatoria per i debiti fino al 30 giugno 2022.

Altre misure del pacchetto famiglia

Il comunicato stampa indica poi queste ulteriori misure comprese nel pacchetto famiglia:

  • Assegno unico per le famiglie con 3 o più figli (610 milioni) – Per il 2023 sarà maggiorato del 50% per il primo anno, e di un ulteriore 50% per le famiglie composte da 3 o più figli. Confermato l’assegno per i disabili.
  • Agevolazioni per acquisto prima casa – Proroga per il 2023 delle agevolazioni per acquisto prima casa per i giovani under 36
  • Flat tax incrementale per i lavoratori al 15% – Introduzione per i lavoratori autonomi di una flat tax incrementale al 15% con una franchigia del 5% e un tetto massimo di 40.000 euro.

Pensioni

La priorità per il futuro “sarà un sistema che garantisca anche le giovani generazioni e chi percepirà l’assegno in base al regime contributivo. Una bomba sociale che continuiamo a ignorare ma che investirà in futuro milioni di attuali lavoratori, che si ritroveranno con assegni addirittura molto più bassi di quelli già inadeguati che si percepiscono attualmente”. Queste le parole del premier Meloni per quanto riguarda il sempre caldo tema delle pensioni.

Intendiamo facilitare, ha continuato il primo ministro, la “flessibilità in uscita con meccanismi compatibili con la tenuta del sistema previdenziale, partendo, nel poco tempo a disposizione per la prossima legge di bilancio, dal rinnovo delle misure in scadenza a fine anno”.

Sotto questo aspetto si inserisce la ventilata proroga di Quota 102 (la pensione anticipata con 64 anni di età e 38 di contributi) in scadenza a fine anno, così come altre forme di flessibilità in uscita quali Opzione donna (58 anni di età per le lavoratrici dipendenti e 59 per le autonome, con almeno 35 anni di contributi) ed APE Sociale (63 anni di età per determinate categorie di soggetti) anch’esse previste, salvo proroga, fino al 31 dicembre prossimo.

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