Reddito di cittadinanza: come rinunciare e perchè

Come rinunciare al reddito di cittadinanza e perchè? Analisi della procedura e delle ragioni che possono portare a questa decisione

Google+ Pinterest Linkedin Tumblr +

Il Reddito di cittadinanza è partito da poche settimane e già circolano le prime voci su quanti vogliono rinunciare al sussidio. Importi inferiori alle aspettative, vincoli eccessivi sulle offerte di lavoro da accettare e controlli sui furbetti. Questi alcuni dei motivi che spingerebbero a fare marcia indietro. Una decisione non a costo zero, se si pensa che con tutta probabilità si dovrà restituire il Reddito già percepito.

In attesa di una circolare INPS che indichi procedure e tempistiche per la rinuncia analizziamo la questione nel dettaglio.

Come rinunciare al Reddito di cittadinanza

Non esiste ancora una procedura specifica per rinunciare al Reddito. Sul punto si attende un’apposita circolare INPS.

Ad oggi si può ipotizzare che la rinuncia non sarà gratis. Con tutta probabilità il rinunciatario dovrà restituire l’intero sussidio ricevuto.

La procedura di rinuncia sarà gestita con gli stessi canali previsti per la domanda. Nello specifico, la domanda può attualmente essere inoltrata:

  • In via telematica sul portale dedicato al Reddito di cittadinanza (necessario essere in possesso delle credenziali SPID);
  • In modalità cartacea utilizzando l’apposito modello INPS (SR180) e consegnandolo agli uffici postali;
  • Rivolgendosi ai CAF.

Ritiro della Carta

Anche sul ritiro della Carta RDC non ci sono notizie ufficiali. Dal momento che la consegna avviene da parte di Poste Italiane i rinunciatari dovranno presumibilmente recarsi presso gli uffici postali e restituire la Carta assegnatagli che verrà disabilitata in quella sede o prima, quando si inoltra richiesta di rinuncia.

Recupero delle somme erogate

Sulla quantificazione di quanto erogato non dovrebbero esserci grossi problemi. La Carta RDC è una prepagata ricaricata ogni mese dallo Stato. Le somme accreditate devono essere spese entro il mese successivo quello dell’accredito. Il 20% dell’importo non speso viene decurtato dalla ricarica successiva.

Si può ipotizzare un recupero delle somme a mezzo bonifico bancario, entro una determinata scadenza fissata in 30 o 60 giorni dalla disattivazione della Carta.

Vediamo ora nel dettaglio quali possono essere le ragioni per cui si può rinunciare al Reddito.

Rinuncia Reddito di Cittadinanza: perchè?

Come detto in premessa sono diverse le ragioni (più o meno nobili) per cui alcuni beneficiari hanno deciso di rinunciare al reddito di cittadinanza: si va dagli importi troppo bassi, ai vincoli troppo stretti, ai controlli troppo serrati e via dicendo. Vediamo alcune motivazioni.

Importo del reddito di cittadinanza basso

Una delle ragioni principali per cui si vuole rinunciare al Reddito è l’aver ricevuto un sussidio inferiore rispetto a quelle che erano le aspettative.

Sappiamo infatti che il Reddito va da un minimo di 480 euro ad un massimo di 9.360 euro annui. Le soglie e l’importo del Reddito devono essere riparametrati per un’apposita scala di equivalenza in base ai componenti il nucleo:

  • 0,4 per ogni familiare maggiorenne successivo al primo;
  • 0,2 per ogni familiare minorenne.

Sino ad un massimo di 2,1 (elevato a 2,2 per le famiglie numerose con disabili gravi o non autosufficienti).

Prevista poi un’integrazione per:

  • Nuclei familiari che pagano l’affitto, pari al canone mensile comunque sino ad un massimo di 280 euro al mese;
  • Nuclei familiari che devono farsi carico di un mutuo, pari all’ammontare mensile della rata comunque non superiore ad euro 150 mensili e riservata appunto alle famiglie residenti in abitazioni di proprietà per il cui acquisto o costruzione è stato stipulato un contratto di mutuo da parte di un familiare.

Nonostante l’ammontare del sussidio sia esente da Irpef, questo può riassumersi in 40 euro mensili se si ricade nella soglia minima di 480 euro annui.

Leggi anche: Reddito di cittadinanza, circolare INPS: domanda, importo e requisiti

Patto per il lavoro e per l’inclusione sociale: i navigator

Un’altra ragione per cui rinunciare al Reddito sono gli obblighi, imposti dai Centri per l’Impiego e dai Navigator, che i beneficiari devono rispettare se intendono continuare a percepire il sussidio. Colui che percepisce un beneficio pari a 40 euro mensili deve dichiarare l’immediata disponibilità al lavoro e ad un percorso di reinserimento che si concretizza in:

  • Completamento degli studi;
  • Riqualificazione professionale;
  • Attività al servizio della comunità;
  • Altri impegni individuati dai soggetti competenti.

Nel periodo di erogazione del sussidio il beneficiario deve accettare almeno una delle tre offerte di lavoro congrue che gli vengono prospettate dal Navigator.

Nei primi 12 mesi sono definite congrue le offerte che riguardano aziende distanti non più di 100 chilometri dalla residenza del beneficiario o raggiungibili in 100 minuti con i mezzi pubblici, che passano a 250 chilometri se è la seconda offerta ovvero a tutto il territorio nazionale se trattasi della terza.

Leggi anche: Concorso Navigator, domanda, bando e requisiti

Decorsi 12 mesi sono congrue la prima e la seconda offerta se contenute entro 250 chilometri dalla residenza del beneficiario. Se è la terza si prende in considerazione tutto il territorio nazionale.

In caso di rinnovo del Reddito alla scadenza, è congrua l’offerta sull’intero territorio nazionale.

Al di fuori dei casi in cui si deve sottoscrivere il Patto per il lavoro, il beneficiario viene chiamato dagli uffici comunali per sottoscrivere il Patto per l’inclusione sociale.

Gli impegni richiesti possono disincentivare chi riceve il Reddito, soprattutto se il suo importo non è elevato o le offerte di lavoro non sono soddisfacenti o in linea con le precedenti esperienze lavorative o gli studi / titoli / qualifiche conseguite.

Lavoro sommerso

La presenza in Italia di un elevato numero di lavoratori “in nero” può portare quanti beneficiano del Reddito a preferire un impiego non regolamentato rispetto alle offerte di lavoro che gli vengono prospettate, soprattutto se queste possono estendersi all’intero territorio nazionale.

Sanzioni

La paura di essere sorpresi a svolgere lavori in nero mentre si percepisce il Reddito può essere un altro fattore deterrente. Si consideri che le sanzioni possono prevedere anche il carcere da 2 a 6 anni per coloro che, al fine di ottenere il sussidio, rendono dichiarazioni o producono documenti falsi o attestanti informazioni non vere oppure omettono informazioni dovute.

Rischiano invece da 1 a 3 anni coloro che non comunicano variazioni di reddito o altre informazioni essenziali per la riduzione o la revoca del sussidio entro:

  • 30 giorni in caso di assunzione come dipendente o avvio di un’attività d’impresa o di lavoro autonomo;
  • 15 giorni nei casi di variazione della situazione patrimoniale che comportino la perdita del diritto al Reddito.

Per coloro che vengono condannati in via definitiva per i reati citati è prevista:

  • La fattispecie della truffa aggravata finalizzata al conseguimento di contributi pubblici (articolo 640 bis del Codice penale);
  • La revoca con efficacia retroattiva del Reddito e di conseguenza l’obbligo di restituire quanto già percepito;
  • L’impossibilità di richiedere il Reddito prima che siano passati dieci anni dalla condanna.

I controlli

Lo stesso Ispettorato del lavoro nel suo documento di programmazione dell’attività ispettiva per l’anno 2019 ha comunicato che nell’ambito dei 147 mila controlli previsti sarà dedicata particolare attenzione ai lavoratori in nero che siano anche percettori del Reddito.

Peraltro, l’attività dell’Ispettorato sarebbe mirata anche a scongiurare casi più complessi di truffa, realizzati con il coinvolgimento di imprese o professionisti e tesi a percepire in maniera indebita dei soldi pubblici.


Leggi l'informativa privacy ai sensi del Regolamento (UE) 2016/679

Condividi.