Decreto ammazza rinnovabili, a rischio 120 mila posti di lavoro

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Il mondo della green economy si mobilita contro il decreto ammazza rinnovabili voluto dal Governo.

Il decreto legislativo sulle rinnovabili (l’ammazza rinnovabili, come è stato ridefinito), promulgato lo scorso 7 marzo, non smette di alimentare feroci polemiche, gravi preoccupazioni e molti, molti dubbi sulla sua utilità.

Abbiamo più volte parlato del futuro roseo della green economy e dei green job e, del potenziale del settore per risollevare l’economia italiana e, contrastare la forte disoccupazione che caratterizza questi tempi.

Beh, probabilmente rimarranno solo delle belle parole o meglio, delle speranze. Il decreto legislativo varato dal Governo infatti, più che incentivare, sembrerebbe remare contro, lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Il problema sarebbe il tentativo di razionalizzare gli incentivi e calmierare le bollette elettriche (????), facendo distinzione tra impianti allacciati prima e dopo il 31 maggio 2011, nonchè differenziazioni di incentivazioni anche per gli impianti solari fotovoltaici collocati a terra in aree agricole e, per finire, l’assoluta mancanza di criteri di incentivazione, stando la mancanza di un decreto ministeriale, da farsi entro il prossimo 30 aprile.

Il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea 2009/28, in tema di uso di energia rinnovabile, mette a rischio 120 mila posti di lavoro.E come se si decidesse di chiudere la Fiat”, così afferma Angelo Bonelli, leader dei Verdi,  durante la mobilitazione popolare tenutasi lo scorso giovedi a Roma al Teatro Quirino.

«Mentre in Germania si pongono obiettivi importanti di 52 mila MW al 2020, in Italia si ferma tutto e si mandano a casa aziende che hanno investito 13 miliardi di euro e il vero mandante di tutto ciò è l’Enel. Il problema è che il solare è un’energia democratica. Tutti la possono produrre e sfugge al controllo degli oligopoli. Ecco perché vogliono spegnere il solare».

Si stima “il ricorso alla Cassa Integrazione per oltre 15.000/20.000 unità direttamente impegnate nel settore; il blocco degli investimenti per i prossimi mesi di oltre 40 miliardi di euro, il blocco immediato degli ordinativi già in corso per un valore di circa 8 miliardi di euro e dei contratti già stipulati per circa 20 miliardi di euro”.

Anche l’associazione delle Banche estere (AIBE), ha scritto al governo, chiedendo di cambiare il decreto sulle rinnovabili, pena il ritiro di tutti gli investimenti.

Il Mise ha convocato insieme ai ministri dell’Ambiente e dell’Agricoltura per martedì 15 marzo, una riunione con i principali rappresentanti del settore bancario, delle aziende attive nel comparto dell’energia rinnovabile, dei gestori di rete e delle associazioni dei consumatori. La consultazione verterà sui decreti ministeriali di attuazione del dlgs sulle fonti rinnovabili.

All’incontro hanno chiesto di partecipare  anche CGIL, CISL e UIL,  insieme alle federazioni di categoria FILCTEM, FLAEI e UILCEM, perché fortemente preoccupati per le eventuali ricadute negative sull’occupazione possibili con il decreto approvato.

Beh, mentre per la Fiat hanno alzato tutti un grosso polverone, al solo pensiero che la stessa potesse abbandonare l’Italia, non mi sembra che lo stesso stia accadendo per difendere la green economy, che oltre a far bene alla tasca, farebbe bene anche all’ambiente. Che dire, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire!

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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