NASpI e Partita IVA: tutto quello che c’è da sapere

Cerchiamo di fare chiarezza sulla indennità di disoccupazione NASpI e la sua compatibilità con il lavoro autonomo con partita iva


Molto spesso capita di leggere sul forum e sui nostri canali social richieste di persone che vorrebbero sapere se è possibile far convivere NASpI e Partita IVA.

Le richieste possono essere principalmente ricondotte a una di queste situazioni:

  1. continuare a percepire l’indennità di NASpI pur avendo la Partita Iva;
  2. prendere la disoccupazione per aver perso il posto di lavoro dipendente e successivamente si è avviata un’attività di lavoro autonomo;
  3. infine si può prendere la disoccupazione dopo la perdita involontaria di un lavoro dipendente, ma contemporaneamente si aveva anche la Partita IVA.

La norma a cui attingere informazioni è il Decreto Legislativo 4 marzo 2015 n. 22 in attuazione della Legge 183/2014 istitutiva della nuova indennità di disoccupazione NASpI. La materia è stata poi regolamentata dalla Circolare INPS numero 94 del 2015 che ha chiarito tutti gli aspetti della NASpI, in vigore dal 1° maggio 2015. Da non confondere comunque con la disoccupazione per lavoratori autonomi; coloro che non sono stati lavoratori dipendenti in precedenza, non possono infatti prendere la NASpI. Per questi ultimi, solo dal 2021 esiste l’ISCRO.

Quello che bisogna comprendere per prima cosa è cos’è e come funziona lo stato di disoccupazione, ovvero uno dei requisiti per poter accedere e mantenere il sussidio di disoccupazione. Infatti per far convivere disoccupazione e partita IVA, quello che conta è che bisogna mantenere lo status di disoccupato. Diverso è il caso della richiesta di anticipazione NASpI in un unica soluzione come incentivo all’autoimprenditorialità come vedremo in seguito.

Lo stato di disoccupazione: cos’è e come funziona

Come detto in premessa per prima cosa bisogna comprendere al meglio il concetto di stato di disoccupazione o status di disoccupato; condizione necessaria per poter percepire l’indennità di disoccupazione NASpI.

La norma infatti recita:

l’erogazione della prestazione NASpI è condizionata alla permanenza dello stato di disoccupazione […]

Il Ministero del Lavoro attraverso la Circolare 34 del 2015 ha chiarito che la condizione di “non occupazione” è riferita a chi non svolge attività lavorativa, in forma subordinata, parasubordinata o autonoma, ma anche coloro che, pur svolgendo un’attività lavorativa, ne ricavino un reddito annuo inferiore al reddito minimo escluso da imposizione fiscale:

  • per il lavoro subordinato o parasubordinato 8.000 euro;
  • per il lavoro autonomo (anche autonomo occasionale) 4.800 euro.

Leggi anche: stato di disoccupazione

NASpI e partita IVA

Quindi è possibile percepire la NASpI e intraprendere una nuova attività di lavoro autonomo, oppure percepire la NASpI anche se al momento della perdita involontaria del lavoro subordinato si stava già svolgendo un’altra attività di lavoro autonomo; a condizione però di non perdere lo stato di disoccupato di cui sopra.

In caso di svolgimento di attività lavorativa in forma autonoma, di impresa individuale o parasubordinata, dalla quale derivi un reddito inferiore ai limiti sopra indicati utili alla conservazione dello stato di disoccupazione (4.800 euro), il soggetto beneficiario deve:

  • informare l’INPS entro un mese dall’inizio dell’attività attraverso il modello NASpI-COM;
  • informare l’INPS entro un mese dalla domanda di NASpI se l’attività era preesistente, dichiarando il reddito annuo che prevede di trarre da tale attività.

Leggi anche: Partita IVA cos’è e a cosa serve

Riduzione NASpI

In questo caso, quindi con redditi inferiori ai 4800 euro per periodo, la NASpI sarà comunque corrisposta al beneficiario; ma l’importo della NASpI sarà ridotto di un importo pari all’80% dei del reddito previsto, rapportato al periodo di tempo intercorrente tra la data di inizio dell’attività e la data di fine dell’indennità o, se antecedente, la fine dell’anno.

Questa riduzione si baserà sull’autodichiarazione, ma il calcolo esatto sarà fatto d’ufficio dall’INPS al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi nell’anno successivo.

Solo nel caso di esenzione dall’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi, si dovrà presentare una nuova autodichiarazione del reddito entro il 31 marzo dell’anno successivo. In caso di mancata presentazione il lavoratore è tenuto a restituire la NASpI percepita dalla data di inizio dell’attività lavorativa autonoma.

Nel caso di svolgimento di lavoro autonomo in concomitanza con la percezione della NASpI, se questa coinvolge più anni solari, all’inizio di ogni nuovo anno si dovrà comunicare il reddito presunto tramite modello NASpI Com entro il 31 gennaio. In caso di mancata comunicazione la NASpI sarà sospesa fino all’acquisizione.

Decadenza dalla NASpI

Nel caso in cui dal lavoro autonomo si perpepiscano più di 4800 euro si decadrà dalla NASpI, con effetto dal verificarsi dell’evento interruttivo.

Quindi dal momento in cui si supererà tale soglia di reddito, si perderà lo stato di disoccupato e NASpI e Partita IVA non potranno più coesistere; con la conseguente decadenza dall’assegno di disoccupazione.

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NASpI anticipata: incentivo all’autoimprenditorialità

Come avveniva in precedenza per le altre indennità (disoccupazione ordinaria, requisiti ridotti e ASpI) anche la NASpI può essere richiesta anticipatamente e in un’unica soluzione.

Quindi il percettore potrà richiedere la NASpI anticipata ovvero la liquidazione della intera indennità di disoccupazione o della parte rimanente in un’unica rata:

  • a titolo di incentivo per nuova attività: quindi per l’avvio di un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale; oppure per la sottoscrizione di una quota di capitale sociale di una cooperativa.
  • nel caso di dipendente con partita iva, quindi per lo sviluppo di una attività preesistente: cioè chi aveva partita iva e lavoro dipendente contemporaneamente prima di richiedere la NASpI potrà richiedere il pagamento della prestazione in un’unica soluzione per sviluppare a tempo pieno l’attività autonoma.

In ogni caso si interrompe la ricezione del sussidio mensile, in quanto lo stesso viene erogato in un’unica rata.

Leggi anche: NASpI Anticipata

Disoccupazione e partita iva: conclusioni

Come abbiamo visto ci sono diverse soluzioni per far coesistere disoccupazione e partita iva; ovvero aprire o continuare una attività di lavoro autonomo percependo tutta o parte della NASpI. Il consiglio è però di seguire alla lettera le indicazioni dell’INPS; soprattutto in merito alle dichiarazioni NASpI COM.

In quanto la convivenza fra partita iva e disoccupazione è molto complicata ed è facile perdere il diritto all’indennità a causa di un errore formale. Se non si è sicuri di quello che si sta facendo è bene rivolgersi ad un patronato o un professionista o chiedere costantemente aiuto all’INPS.

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