Il contratto a tempo determinato

Il contratto a tempo determinato è una forma di assunzione che prevede come indica il nome stesso una durata predeterminata del rapporto di lavoro.

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Il contratto a tempo determinato è una forma di assunzione che prevede come indica il nome stesso una durata predeterminata del rapporto di lavoro. Il contratto a tempo determinato è disciplinato dal D. Lgs. del 06/09/2001, n. 368, che ha espressamente abrogato la precedente normativa.

Il D. Lgs. del 06.09.2001, n.368 è stata inoltre integrato dalla L. del 24.12.2007, n. 247 (c.d. collegato alla finanziaria 2007) e dalla L. del 06.08.2008, n. 133 e dalla L. 92/2012 meglio conosciuta come Riforma Fornero del Mercato del Lavoro.

Leggi anche: il contratto a tempo determinato dopo la riforma del lavoro 2012

Condizioni per la stipula del contratto

Il contratto di lavoro a termine può essere stipulato quando vi siano ragioni di ordine tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, anche se riferibili alla ordinaria attività del datore di lavoro. Esempi ricorrenti possono essere ricondotti all’apertura di nuove attività, ovvero di attività stagionali quali il turismo.

Divieti

L’assunzione a tempo determinato non è ammessa:

  • per sostituire lavoratori in sciopero;
  • per le aziende che abbiano effettuato licenziamenti collettivi nei sei mesi precedenti l’assunzione, salvo alcuni casi particolari indicati dalla legge;
  • per le aziende che sono ammesse alla Cassa Integrazione Guadagni;
  • per le aziende non in regola con la normativa in materia di sicurezza sul lavoro.

Forma del contratto

Il contratto a tempo determinato deve prevedere necessariamente la forma scritta, altrimenti si considera a tempo indeterminato.
Una copia del contratto deve essere consegnata al lavoratore entro cinque giorni dall’inizio del rapporto di lavoro.
La forma scritta non è richiesta solo nel caso in cui la durata del rapporto di lavoro, puramente occasionale, non supera 12 giorni.

Durata

Il contratto di lavoro non può avere una durata iniziale superiore ai 36 mesi, tranne per l’assunzione a termine dei dirigenti, per i quali la durata del contratto può arrivare fino a 5 anni.
Casi particolari si rimandano comunque alla contrattazione collettiva nazionale.

Disciplina della proroga

Il termine del contratto a tempo determinato puo’ essere, con il consenso del lavoratore, prorogato solo quando la durata iniziale del contratto sia inferiore a tre anni. In questi casi la proroga e’ ammessa una sola volta e a condizione che sia richiesta da ragioni oggettive e si riferisca alla stessa attivita’ lavorativa per la quale il contratto e’ stato stipulato a tempo determinato. Con esclusivo riferimento a tale ipotesi la durata complessiva del rapporto a termine non potra’ essere superiore ai tre anni.
L’onere della prova relativa all’obiettiva esistenza delle ragioni che giustificano l’eventuale proroga del termine stesso e’ a carico del datore di lavoro.

Scadenza del termine

Se il rapporto di lavoro continua dopo la scadenza del termine inizialmente fissato o successivamente prorogato ai sensi dell’articolo 4, il datore di lavoro e’ tenuto a corrispondere al lavoratore una maggiorazione della retribuzione per ogni giorno di continuazione del rapporto pari al venti per cento fino al decimo giorno successivo, al quaranta per cento per ciascun giorno ulteriore.

Se il rapporto di lavoro continua oltre il ventesimo giorno in caso di contratto di durata inferiore a sei mesi, ovvero oltre il trentesimo giorno negli altri casi, il contratto si considera a tempo indeterminato dalla scadenza dei predetti termini.

Qualora il lavoratore venga riassunto a termine, ai sensi dell’articolo 1, entro un periodo di dieci giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata fino a sei mesi, ovvero venti giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata superiore ai sei mesi, il secondo contratto si considera a tempo indeterminato.

Quando si tratta di due assunzioni successive a termine, intendendosi per tali quelle effettuate senza alcuna soluzione di continuita’, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato dalla data di stipulazione del primo contratto.

Proroghe e rinnovi

Il Ddl Lavoro 2010, meglio conosciuto come “Collegato Lavoro” ha apportato una sostanziale modifica alla disciplina del contratto a tempo determinato, per maggiori dettagli questo è il link al nostro articolo:

Ddl lavoro: impugnazioni dei licenziamenti individuali nei contratti di lavoro a tempo determinato

Il contratto a termine può essere prorogato una sola volta  e con il consenso del lavoratore, con possibilità di raggiungere il limite massimo di 36 mesi. Il contratto a termine può essere prorogato solamente se la sua durata iniziale è inferiore ai tre anni  e a condizione che la proroga sia richiesta da ragioni oggettive e si riferisca alla stessa attivita’ lavorativa per la quale il contratto e’ stato stipulato a tempo determinato.

Il contratto è rinnovabile per un numero di volte indefinito. Per poter ricorrere al rinnovo è necessario che tra la scadenza di un contratto a tempo determinato ed il successivo sia rigorosamente rispettato un intervallo di tempo di 10 giorni se il contratto precedente aveva durata inferiore ai 6 mesi, di 20 giorni se superiore ai 6 mesi.

In deroga a quanto disposto dalla norma, un ulteriore successivo contratto a termine fra gli stessi soggetti può essere stipulato per una sola volta, a condizione che la stipula avvenga presso la direzione provinciale del lavoro competente per territorio e con l’assistenza di un rappresentante di una delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale cui il lavoratore sia iscritto o conferisca mandato.

N.B. qualora per effetto di successione di contratti a termine per lo svolgimento di mansioni equivalenti il rapporto di lavoro fra lo stesso datore di lavoro e lo stesso lavoratore abbia complessivamente superato i trentasei mesi comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione che intercorrono tra un contratto e l’altro, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato.

Principio di non discriminazione

Il lavoratore assunto con contratto a tempo determinato dovra’ ricevere una formazione sufficiente ed adeguata alle caratteristiche delle mansioni oggetto del contratto, al fine di prevenire rischi specifici connessi alla esecuzione del lavoro.

I contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente piu’ rappresentativi possono prevedere modalita’ e strumenti diretti ad agevolare l’accesso dei lavoratori a tempo determinato ad opportunita’ di formazione adeguata, per aumentarne la qualificazione, promuoverne la carriera e migliorarne la mobilita’ occupazionale.

Per quanto riguarda, più in generale, la formazione professionale, la legge prevede che i contratti collettivi di lavoro possano prevedere le condizioni e le modalità di accesso dei lavoratori a termine ad opportunità di formazione adeguate.

Forma contrattuali escluse dalla presente disciplina

Le seguenti forme contrattuali hanno una specifica disciplina e sono quindi escluse dall’ambito di applicazione della normativa sui contratti a termine:

  • rapporti di lavoro tra datori di lavoro agricoli ed operai assunti a tempo determinato
  • contratti di lavoro temporaneo
  • contratti di inserimento
  • contratti di apprendistato
  • rapporti di lavoro instaurati con aziende che esercitano il commercio all’ingrosso, importazione ed esportazione di prodotti ortofrutti coli
  • lavoro c.d. “extra”
  • assunzione a termine di lavoratori in mobilità
  • assunzione di lavoratori a tempo determinato in sostituzione di lavoratori in astensione obbligatoria o facoltativa per maternità
  • contratti a termine stipulati con lavoratori che abbiano maturato i requisiti minimi per l’accesso al pensionamento di anzianita’

Licenziamento

Una particolarità della disciplina del lavoro a termine riguarda il licenziamento: il lavoratore assunto a tempo determinato non può essere licenziato prima della scadenza del termine se non per giusta causa, cioè per un fatto talmente grave da non consentire la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto di lavoro. Non è possibile, in altre parole, il licenziamento per giustificato motivo, sia soggettivo che oggettivo (ad esempio per riduzione dell’attività dell’impresa).

Il licenziamento intimato senza giusta causa prima della scadenza del termine comporta il diritto del lavoratore al risarcimento del danno, pari a tutte le retribuzioni che sarebbero spettate al lavoratore fino alla scadenza inizialmente prevista, dedotto quanto eventualmente percepito dal lavoratore lavorando presso un altro datore di lavoro nel periodo considerato.

DIRITTO DI PRECEDENZA

La normativa affida ai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dai sindacati comparativamente più rappresentativi, la individuazione di un diritto di precedenza nella assunzione presso la stessa azienda e con la medesima qualifica,per quei lavoratori che abbiano svolto attività lavorativa con contratto a tempo determinato per le ipotesi già previste dalla precedente disciplina (ovvero in base all’articolo 23, comma 2, della legge 28 febbraio 1987, n. 56).

Il diritto di precedenza si estingue entro un anno dalla data di cessazione del rapporto di lavoro ed il lavoratore può esercitarlo a condizione che dia comunicazione al datore di lavoro entro tre mesi dalla data di cessazione del rapporto stesso la propria volontà di essere riassunto.

D. Lgs. 368/2001 (101,0 KiB, 17.133 download)Fac-simile contratto di lavoro a tempo determinato (26,0 KiB, 31.484 download)

Contratto a tempo determinato nel Pubblico Impiego

E’ lecito l’utilizzo di più contratti a termine con lo stesso lavoratore nel rapporto di lavoro pubblico, in deroga alla previsione che dispone la trasformazione a tempo indeterminato.

Questo è quanto ha dichiarato la Corte Europea di Giustizia, con sentenza del 7 settembre 2006, causa C-53/04 e C-180/04, in cui ha affermato la piena legittimità, rispetto all’ordinamento comunitario, del d.lgs n. 165/2001 nella parte in cui ammette alle pubbliche amministrazioni l’utilizzazione di più contratti a termine, con lo stesso lavoratore, senza che questi siano trasformati in rapporto a tempo indeterminato, così come avviene con la normativa del settore privato.

Tuttavia, il rinnovo continuato da diritto ad un risarcimento del danno in favore del lavoratore interessato.

Fonte: La Previdenza

Maggiori dettagli qui: Il contratto a tempo determinato nella pubblica amministrazione

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Sull'Autore

Consulente del Lavoro iscritto all'albo provinciale di Campobasso, fondatore e redattore di Lavoro e Diritti. D.U. in Economia e Amministrazione delle Imprese presso l'Università degli Studi di Teramo. Specializzando in Sicurezza sul Lavoro. Esperto Web.

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