Il colloquio di lavoro

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Guida: come affrontare al meglio un colloquio di lavoro e ottenere il massimo risultato dalla ricerca di lavoro

Credo che ognuno di noi abbia affrontato il suo primo colloquio conoscitivo con molta ansia e pieno di interrogativi su ciò che ci aspettava… riuscirò a far colpo sul selezionatore? Ma soprattutto, la mia dialettica e il modo di pormi mi aiuteranno ad ottenere l’agoniato posto di lavoro? Queste le classiche domande a cui cercherò brevemente di rispondere con una semplice guida e tanti brevi ma utili consigli. E’ importante sapere alcune cose sul fatidico colloquio conoscitivo e ancor più importante è saperlo affrontare nel modo giusto.

Una prima cosa da tenere a mente è che il colloquio non è un esame, ma è solo un modo per “farci conoscere”; per questo bisogna avere un ruolo attivo e non stare li a rispondere come automi alle domande che ci vengono rivolte.

Attreverso il colloquio l’azienda cerca di capire se noi siamo “l’uomo giusto al posto giusto” e noi, dobbiamo fare di tutto perchè ciò accada. Vediamola così: è come un agente commerciale che cerca, con il sorriso sulle labbra, di venderci un prodotto di cui noi, fino a quel momento, ne ignoravamo l’esistenza! Noi dobbiamo “venderci” all’azienda selezionatrice e per farlo è necessario essere parte attiva del colloquio, fare domande sulla posizione da ricoprire, mettere ben in vista i nostri punti di forza, le nostre potenzialità e competenze.

Oltre a questo è fondamentale anche capire cosa l’azienda può offrirci a livello di crescita professionale e direi anche intellettuale. Non avere ben chiaro le caratteristiche dell’azienda dove, potenzialmente stiamo per entrare è come fare un salto nel buio! Il colloquio deve aiutare anche noi a capire se ciò che l’azienda ci propone ci interessa e soprattutto ci conviene; insomma dobbiamo cercare di recepire più informazioni possibili per poter meglio valutare e scegliere.

In linea di massima gli argomenti trattati in un colloquio di lavoro non differiscono gran che da azienda ad azienda pertanto, prima di un colloquio rileggiamo sempre il nostro Curriculum Vitae nonchè la lettera di presentazione e alleniamoci a spiegarli nei vari punti. Sarebbe imbarrazzante non ricordare magari, qualche esperienza di lavoro, o dire cose diverse da quelle che il nostro selezionatore ha già letto nel Curriculum; magari aggiugiamo al nostro discorso cosa una determinata esperienza (meglio se attinente al posto per cui stiamo svolgendo la selezione) ci ha lasciato professionalmente e a livello di crescita interiore.

Mostriamoci “competenti” nel settore e quindi, cerchiamo di arrivare al colloquio conoscendo, almeno un minimo dell’azienda a cui ci stiamo rivolgendo, l’andamento del settore, le caratteristiche organizzative etc. Queste informazioni potrebbero tornarci utili anche ad una domanda che spesso sentiamo nei colloqui: “perchè vuole lavorare in questa azienda?”

Evitiamo assolutamente di iniziare un discorso con gli odiosi “dunque”, allora”, “si”; sono indici di confusione e di cattiva organizzazione del pensiero; cerchiamo di rispondere alle domande che ci vengono poste in maniera chiara e sicura. Al riguardo è importantissimo che nel dialogare con il nostro selezionatore lo guardiamo sempre negli occhi, senza distogliere lo sguardo, magari guardando l’arredamento della stanza: è indice di poca sicurezza e di soggezione!

Spesso accade che il colloquio inizi con una domanda banale ma che può metterci in crisi, ossia “mi parli di lei”. Per evitare figuracce è bene prepararci un’autopresentazione cercando di essere più naturali possibili, all’interno della quale faremo conoscere il nostro percorso formativo, professionale, i nostri interessi e le nostre aspirazioni. Lo scopo di questo tipo di domande è solo quello di valutare la nostra capacità di reazione e la nostra dialettica.

Le grosse aziende, spesso svolgono colloqui di gruppo, con più candidati; può succedere pertanto che, ci sottopongano a delle “situazioni” con cui noi dobbiamo relazionarci: niente panico!
Dobbiamo essere semplicemente noi stessi; questi “giochini” servono alle aziende per vedere le nostre capacità relazionali e di gruppo, oppure far emergere le nostre eventuali potenzialità da leader o la nostra capacità di organizzazione, nonché valutare la nostra risposta a situazioni di stress.

Ricordiamoci che nel colloquio possono esserci domande di approfondimento del nostro curriculum, magari anche prettamente attinenti ai nostri studi o conoscenza informatiche, per questo è buona norma scrivere sul curriculum solo ciò che effetivamente conosciamo e siamo in grado di fare; diversamente nel coso del colloquio saremo scoperti.

Non trascuriamo il fatto che, generalmente, il colloquio rappresenta il primo e ultimo momento in cui noi possiamo “vendere noi stessi”; non ci sarà una seconda possibilità con la stessa azienda! Per questo è importante seguire alcuni accorgimenti per dare una buona impressione di noi stessi:

  • arrivare puntuali, meglio se con qualche minuto di anticipo, annunciarsi e avere un bel sorriso sulle labbra;
  • non farsi accompagnare da fidanzati/e o amici e parenti vari;
  • portarsi sempre una copia del Curriculum Vitae;
  • non essere troppo eleganti o troppo trascurati nell’abbigliamento;
  • spegnere il cellulare;
  • non fare subito domande sul trattamento economico perchè in genere, viene trattato nel secondo colloquio;
  • ascoltare bene il nostro interlocutore, non sovrapporsi a lui e rispondore in maniere chiara e concisa;
  • non criticare mai e poi mai l’ex datore di lavoro o ex colleghi: con questo perderete cento punti! E’ meglio buttarla sugli atteggiamenti umani che ci fanno arrabbiare e su quelli che invece adoriamo;
  • salutare sempre con una calorosa stretta di mano: mi raccomando non stringiamo la mano come se stessimo per svenire, una stretta di mano bella calorosa è indice di forte personalità e sicurezza.

Infine, teniamo a mente che i nostri selezionatori saranno molto attenti anche alla cosidetta comunicazione non verbale, soprattutto se consideriamo che molto spesso, l’atteggiamento del nostro corpo è del tutto involontario, riflette il nostro stato d’animo e quindi può dare conferma o smentita di quello che diciamo verbalmente.

Cerchiamo quindi di sforzarci in alcuni atteggiamenti:

  • teniamo le mani sul tavolo o perpendicolari al corpo: mai giocare con gli oggetti posti sulla scrivania o peggio, avere le mani incrociate; evitare di rannicchiarsi è sinonimo di disagio e di chiusura verso il nostro interlocutore. Nella conversazione l’avvicinarsi con il tronco esprimerà interesse e coinvolgimento;
  • usiamo un tono di voce pacato, non troppo alto né troppo basso;
  • guardiamo sempre il nostro interlocutore in volto.

Un’ultima cosa: in qualsiasi colloquio noi stiamo offrendo noi stessi, le nostre capacità e le nostre competenza all’azienda e, non siamo lì ad elemosinare un posto di lavoro. Questo è il pensiero che ci deve guidare per tutta la durata della conversazione con il selezionatore; il nostro atteggiamento sarà una conseguenza del nostro pensiero e verrà capito dal selezionatore che, preferisce di gran lunga un atteggiamento propositivo e dinamico ad uno passivo di chi dice “ per favore datemi questo lavoro ne ho bisogno, qualunque esso sia”.

Non dimentichiamolo mai: il colloquio è l’unico momento in cui noi possiamo realmente proporre noi stessi!

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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