Cassazione: l'imprenditore può rifiutarsi di assumere un disabile se la qualifica non corrisponde al profilo richiesto dall'azienda

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L'imprenditore può rifiutarsi di assumere un lavoratore disabile, (collocamento mirato obbligatorio), qualora la qualifica dallo stesso posseduta, non è in linea con il profilo aziendale richiesto.

Con sentenza nr.15058/2010 la Corte  di Cassazione ha dichiarato legittimo il rifiuto dell’imprenditore di assumere un lavoratore disabile, qualora la qualifica dallo stesso posseduta, non è in linea con  il profilo aziendale richiesto.

Il caso ha riguardato un lavoratore disabile che si è visto rifiutare da una società, l’assunzione obbligatoria, a seguito dell’Avviamento disposto dall’Ufficio Provinciale del lavoro per asserita difformità tra qualifica di “addetto alla manovalanza”, riportata nel nulla osta di avviamento e quella di “muratore, stuccatore e posatore”, risultante dalla tessera di iscrizione al collocamento obbligatorio.

Sia il Tribunale di primo grado che la corte d’Appello di Roma, riconoscevano il diritto del lavoratore al risarcimento dei danni per la mancata assunzione. L’azienda proponeva ricorso in Cassazione.

Per la Cassazione, al termine “qualifica” non deve essere assegnata una portata astratta ma, in conformità delle linee guida della normativa sul lavoro dei disabili, un significato concreto da intendersi cioè “ come specificazioni delle capacità tecnico- professionali di cui deve essere provvisto l’assumendo che siano richieste per la sua collocazione lavorativa”.

Secondo la Corte, la ratio dell’art 9 L. 68/1999 (collocamento obbligatorio) va ravvisata nel fatto di considerare l’invalido una «risorsa» per l’azienda al pari degli altri lavoratori e non un «peso», è tesa a fare sì che la collocazione di un diversamente abile nell’organizzazione aziendale “sia utile all’impresa e che nello stesso tempo, per consentire l’espletamento delle mansioni per le quali il lavoratore è stato assunto, non si traduca in una lesione della sua professionalità e dignità”.

Proprio per questo, “viene meno l’obbligo dell’azienda di procedere all’assunzione, allorchè, l’avviamento sia avvenuto per una qualifica diversa, seppure simile a quella specificata nella richiesta, non potendosi addossare all’impresa richiedente la responsabilità di sopperire a tale difformità mediante indagini di fatto sulle pregresse esperienze del lavoratore e, su quanto da lui riferito in sede di colloquio preassuntivo”.

“Ne consegue che il datore di lavoro può legittimamente rifiutare l’assunzione non soltanto di un lavoratore con qualifica, che risulti, in base all’atto di avviamento, diversa ma, anche di un lavoratore con qualifica “simile” a quella richiesta, in mancanza di un suo previo addestramento o tirocinio da svolgere secondo le modalità previste dalla stessa l 68/1999 art. 12”.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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  • fabrizio

    Per questa sentenza: nr.15058 del 2010,( L’imprenditore può rifiutarsi di assumere il disabile ), Così pure per la nr. 13285 del 31/5/2010 , (Lavoratori disabili e contratti a tempo determinato), avrei piacere leggere un commento da parte Vostra che siete degli esperti in materia.
    Grazie per l’attenzione.
    fabrizio

    • Ciao Fabizio, scusa il ritardo ma sono stata abbastanza impegnata: la normativa è abbastanza complessa poichè, il legislatore al fine di tutelare al massimo i diversamente abili ha fatto delle leggi a doc, mancando, a mio avviso, di coordinarle con le altre. Cmq io non credo che un'azienda possa fare il bello e il cattivo tempo con il disabile: per la sentenza 13285 la risoluzione del rapporto a tempo determinato può avvenire solo per "improduttività" del lavoratore e non di certo per la sua menomazione. Lo dice lo stesso art 11. Tutele sono previste anche in caso di licenziamento per riduzione di personale o per giustificato motivo oggettivo, esercitato nei confronti del lavoratore occupato obbligatoriamente. Queste, secondo l'art 10 co4 L. 68/99 "sono annullabili qualora, nel momento della cessazione del rapporto, il numero dei rimanenti lavoratori occupati obbligatoriamente sia inferiore alla quota di riserva prevista all'articolo 3 della presente legge".
      Mi preoccupa di più la sentenza 15058 poichè, se è vero che il lavoratore disabile non deve essere un "peso" ma una risorsa valida al pari degli altri lavoratori, è anche vero che alcune volte, l'eccessiva tutela posta verso alcuni soggetti può diventare controproducente. In questo caso, infatti, non penso che il lavoratore, nonostante una diversa qualifica fosse incapace di svolgere mansioni diverse peraltro del tutto simili. In fondo capita a tutti i lavoratori di essere assunti per qualifiche diverse da quelle possedute… L'inghippo, a mio avviso, è nella disposizione dell'art 9:"In caso di impossibilità di avviare lavoratori con la qualifica richiesta, o con altra concordata con il datore di lavoro, gli uffici competenti avviano lavoratori di qualifiche simili, secondo l'ordine di graduatoria e previo addestramento o tirocinio da svolgere anche attraverso le modalità previste dall'articolo 12".
      Questa sentenza potrebbe creare un precedente spiacevole nel senso che, le aziende potrebbero sentirsi leggitimate a rifiutare l'assunzione di un disabile solo perchè la qualifica è "leggermente diversa" da quella cercata, se prima non si svolge un tirocinio formativo. Dicamo che per i lavoratori non disabili non funziona proprio così. La parità è anche questa: trattare in modo uguale situazioni uguali (a prescindere quindi se un lavoratore sia o meno diversamente abile). Dipende poi dall'interpretazione che un giudice fa delle leggi… spero di aver soddisfatto la tua richiesta. A presto.