Impugnazione del licenziamento

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La disciplina dell'impugnazione del licenizamento

L’impugnazione del licenziamento è disciplinata dalla legge n. 604/1966 modificato dal collegato lavoro, L. 183/2010. Infatti, la L. 604/66, poi integrata dall’art 18 Statuto dei lavoratori, appresta un sistema di tutela nei casi di licenziamento non sorretto da giusta causa o giustificato motivo, o intimato senza rispetto della prescritta procedura, o contrario a norme imperative (vale a dire, in tutti i casi di licenziamento illegittimo)

L’impugnazione è di norma proposta dal lavoratore personalmente, ovvero dal sindacato cui questi è iscritto o da un legale munito di procura speciale. Per impugnare il licenziamento è sufficiente qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, con cui il lavoratore comunichi al datore di lavoro la sua intenzione di contestare la legittimità del provvedimento espulsivo.

Il lavoratore deve impugnare il licenziamento entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione del recesso da parte del datore di lavoro. La Cassazione, ha considerato tempestivo l’impugnazione del licenziamento mediante raccomandata se consegnata all’ufficio postale entro 60 gg anche se recapitata oltre tale termine.

Sulla tempestività dell’impugnazione si veda sentenza Cassazione nr. 2676/2010

Novità del collegato lavoro

L’art 32 del collegato lavoro ha modificato il regime delle impugnazioni previsto dalla l. 604/66 andando a modificare l’art 6:

  • sono rimasti invariati sia il termine di decadenza di 60 gg dalla comunicazione del licenziamento, sia la forma dell’impugnazione;
  • ciò che cambia sono i successivi paragrafi dell’art 6: “L’impugnazione è inefficace se non è seguita, entro il successivo termine di duecentosettanta giorni, dal deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale  o dalla comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato”;
  • il tentativo di conciliazione diviene facoltativo; “Qualora la conciliazione o l’arbitrato richiesti siano rifiutati o non sia raggiunto l’accordo necessario al relativo espletamento, il ricorso al giudice deve essere depositato a pena di decadenza entro sessanta giorni dal rifiuto o dal mancato accordo”.

Tali norme valgono anche per l’impugnazione del licenziamento nei contratti a tempo determinato. Per conoscere in dettaglio le modifiche del collegato lavoro al licenziamento clicca qui

Mancata impugnazione

La mancata impugnazione del licenziamento nel termine di 60 gg dalla comunicazione, comporta la decadenza dall’impugnazione medesima; inoltre, come previsto dall’art 32 del collegato lavoro, il mancato deposito del ricorso giudiziale o la mancata comunicazione alla controparte della richiesta di tentativo di conciliazione o arbitrato entro il successivo termine di 270 giorni dall’impugnazione, comporta l’inefficacia dell’impugnazione tempestivamente proposta, vale a dire, preclude al lavoratore la possibilità di richiedere la reintegrazione nel posto di lavoro e il risarcimento del danno ex art. 18 Stat. Lav.ovvero, la possibilità di fruire della tutela obbligatoria prevista dall’art. 8,
legge n. 604/1966.

La decadenza dall’impugnazione non può essere rilevata d’ufficio dal giudice ex art. 2969 c.c. ma, deve essere sollevata dalla controparte, nell’atto introduttivo di causa ossia, nella comparsa di costituzione e risposta.

L’onere della prova della sussistenza della giusta causa o del giustificato motivo di licenziamento spetta al datore di lavoro (art.5 L. 604/66).

In sede di giudizio, se l’organo giudicante (giudice o commissione di conciliazione) accerta la mancanza dei presupposti formali o sostanziali previsti dalla legge, dichiara invalido il licenziamento.

Se sono violati i requisiti procedurali come la forma scritta, l’indicazione dei  motivi e, le altre formalità previste dall’art 2 della L. 604/66, il licenziamento è inefficace. Ciò significa che il datore potrà ripetere il licenziamento osservando le forme previste dalla legge.Se il licenziamento è ingiustificato, lo stesso è nullo e non può essere ripetuto dal datore,

Quindi, in caso di invalidità del licenziamento si applicherà la tutela reale o obbligatoria di cui parleremo in seguito.

Si ricorda inoltre che il decreto “milleproroghe” d.lg. 225/2010, convertito in L. nr. 10/2011, proroga i termini delle impugnazioni previsti dal collegato lavoro, aggiungendo all’art 32 del collegato lavoro il seguente comma:
«1-bis. In sede di prima applicazione, le disposizioni di cui all’articolo 6, primo comma, della legge 15 luglio 1966, n. 604, come modificato dal comma 1 del presente articolo, relative al termine di sessanta giorni per l’impugnazione del licenziamento, acquistano efficacia a decorrere 31 dicembre 2011».

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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  • federico

    buongiorno,
    complimenti per la chiarezza dell'articolo.

    Vorrei sapere se quanto scritto è valido anche per un lavoratore del gruppo FIAT che come sapete è uscita da confindustria, e minaccia di avvalersi dell'art.8 della recente manovra economica dell'ex-governo berlusconi per LICENZIAMENTI INDIVIDUALI dei lavoratori anche "senza giusta causa".
    grazie………

    • Ciao Federico, è una domanda che si fanno in molti, purtroppo la FIAT ha scelto una strada controcorrente e se per il momento non sembra male intenzionata non si sa bene in futuro cosa voglia fare; per il momento comunque c'è ancora l'art. 18 dello statuto dei lavoratori a tenerli a bada..

      • maria

        buongiorno,

        nella Sua risposta Lei cita le tutele dell’art.18 dello statuto dei lavoratori.
        Vorrei sapere cosa è cambiato nelle tutele dell’art.18 alla luce delle modifiche portate dalla recente riforma Monti-Fornero.
        Mi è parso di capire che è un arretramento per noi lavoratori, anche se PD e CGIL sembramo soddisfatti.
        Io temo che abbiano torto……..purtroppo.

        • Francesco

          mi associo alla richiesta della sig.ra Maria.
          E’possibile conoscere la Sua opinione su quanto sono cambiate le tutele e l’efficacia dell’art.18 dopo la legge n.92 del governo Monti?
          Può anche indicare un articolo da Lei scritto o comunque da Lei ritenuto esaustivo sulla valutazione della legge n.92 nel suo complesso e in specifico sull’art.18?
          grazie
          Francesco

  • marco

    buongiorno avv..massima: 1 anno fa siamo stati licenziati dopo oltre 12 di lavoro perchè l’azienda a perso l’appalto,premetto che l’azienda svolge altre mansioni con colleghi con contratti identici al mio,dopo circa un mese anno assunto una persona con contratto di 1 mese sul nostro stesso posto di lavoro,comunque siamo in causa, in questi giorni il nostro avvocato a detto di aver fatto un accordo con la controparte e che noi dovremo lavorare x 2 mesi con la vecchia azienza e che cio’ nn pregiudica nessun problema alla nostra causa……………………..volevo sapere da lei se è vero cio’ che dice e se dobbiamo fidarci…in attesa di una sua celere e concreta risposta le porgo i miei piu’ cordiali e distinti saluti….

    • Ciao Marco, bisognerebbe conoscere nel dettaglio tutta la situazione che immagino sarà molto ingarbugliata… io vi consiglio di fidarvi a questo punto del vs avvocato, ma se proprio volete togliervi dei dubbi magari potete consultare un altro legale o un sindacato per sentire loro cosa ne pensano.