Cassazione: l'Inps deve pagare il TFR anche se l'azienda non è in fallimento

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Il Fondo di garanzia presso l'INPS è tenuto al pagamento del TFR in caso di insolvenza del datore di lavoro, anche se quest'ultimo non può essere dichiarato fallito.

La Cassazione, con sentenza nr. 7585 dello scorso 1 aprile ha chiaramente affermato che il TFR del lavoratore deve essere garantito ( e quindi pagato) dal Fondo di garanzia INPS, anche se non è stato dichiarato il fallimento del datore di lavoro.

Nel caso di specie, una lavoratrice, dopo aver agito infruttuosamente verso il proprio datore per ottenere il TFR maturato, decide di ricorrere al Tribunale per chiedere il fallimento del datore. La domanda viene respinta per esiguità del credito.

La lavoratrice chiede tale TFR direttamente al Fondo Garanzia dell’INPS; anche in questo caso la domanda viene respinta per mancanza di dichiarazione di fallimento. La stessa si rivolge al Tribunale. La Corte d’appello, ribaltando la sentenza di primo grado, dichiarava che “l’intervento del Fondo non era impedito dalla circostanza che l’istanza di fallimento era stata respinta”. L’Inps ricorreva in Cassazione.

Secondo gli Ermellini, la L. 297/82 sul TFR, all’art. 2 (Fondo di garanzia), ha previsto il pagamento del TFR da parte dell’INPS quando l’impresa è soggetta a fallimento ma, anche quando, secondo il comma 5, il datore di lavoro non soggetto a fallimento, non adempia, a seguito dell’esperimento dell’esecuzione forzata.

Richiamando un precedente orientamento, la Corte ribadisce la lettura data alla legge 297/82 anche alla luce della direttiva Ce 987/1980 ossia, circa la “possibilità di un’azione nei confrornti del fondo di Garanzia a condizione, che il datore di lavoro, non soggetto alla legge fallimentare, venga sottoposto senza esito ad esecuzione forzata”.

“L’esigenza di tutela effettiva del lavoratore è coerente con le finalità della legge dell’82 che, mediante l’istituzione di un Fondo di garanzia, affidato all’INPS, vuole compensare la disciplina del TFR in cui il sistema degli accantonamenti, fa si che gli importi spettanti ai lavoratori, vengano trattenuti e utilizzati dal datore, con una previsione di tutela del credito certa”.

Pertanto, il principio da affermare è che “ai fini della tutela della L 297/82 del lavoratore per il pagamento del TFR, in caso di insolvenza del datore, quest’ultimo se assoggettabile a fallimento ma, non può essere dichiarato fallito per l’esiguità del credito, va considerato non soggetto a fallimento e quindi, trova applicazione l’art. 2, comma 5, secondo cui il lavoratore può chiedere al Fondo il pagamento del trattamento di fine rapporto, essendo sufficiente che il lavoratore abbia esperito infruttuosamente una esecuzione forzata, salvo che risultino in atti altre circostanze che dimostrino l’esistenza di altri beni aggredibili con l’esecuzione forzata”.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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  • gentilini gisella

    salve da febbraio a ottobre 2011 ho lavorato in una pasticceria, il titolare(in affitto d’azienda ma proprietario delle attrezzature di pasticceria) non ha pagato i fornitori ma soprattutto noi dipendenti a gennaio 2012 ha chiuso la ditta individuale e dopo un mese ha riaperto nello stesso locale una società dove lui risulta assunto a chiamata (siccome è furbissimo ha una pusta paga ridicola!!!!) ho fatto azione legale e poichè non ha nulla intestato ora non riesco da lui ad avere i miei soldi.. in 5 anni che questa pasticceria è aperta ha cambiato 3 volte ragione sociale ma sempre con la stessa persona di riferimento anche se non risulta specificamente come detto precedentemente, posso in questo caso rivalermi sulla nuova società che è ora gestrice dell’attività che continua a lavorare nello stesso locale? grazie

    • carla binci

      Puoi certamente esperire un’azione giudiziaria, ( se possiedi le buste paga delle somme non percepite il decreto ingiuntivo) per la richiesta delle retribuzioni e per il T.F.R. non pagato dall’Azienda della quale eri dipendente , anche se individuale; poi dovrà seguire il precetto e il pignoramento negativo.
      L’inps postrebbe richiedere anche il ricorso per dichiarazione di fallimento con relativo rigetto del tribunale per esiguità del credito.
      Ma a seguito di tutto questo il Fondo di garanzia, con opportuna domanda e procedura che le associazioni sindacali conoscono benissimo, verrai pagata per il T.F.R.; ma le ultime tre mensilità verranno pagate solo se avrai interrotto la prescrizione di 1 anno con atto giudiziario.

  • domenica

    buongiorno sono una lavoratrice in cassaintegrazione straordinaria fino a luglio, la mia azienda è in amministrazione controllata e per il recupero del tfr stiamo presentando domanda di insinuazione al passivo al tribunale di milano. nel momento in cui verremmo licenziati perchè scadrà la cassa ed entreremo in mobilità e quindi terminerà il rapporto di lavoro posso richiedere il tfr all’inps anche se l’azienda non è fallita e se la pratica và a buon fine contestualmente rinunciare all’insinuazione al passivo?…grazie

  • Francesco

    Buongiorno.
    Mi chiamo Francesco avrei bisogno di sapere la mia azienda ad aprile 2009 ha cambiato nome
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  • Francesco

    Buongiorno.
    Mi chiamo Francesco avrei bisogno di sapere la mia azienda ad aprile 2009 ha cambiato nome
    O DIRITTO AL T.F.R.PRECEDENTE.

  • Francesco

    buona sera,avrei bisogno di sapere dal momento che la mia azienda ha cambiato nome,se ho diritto comunque al T.F.R..Attendo una sua risposta.cordiali saluti

    ROCCO FRANCESCO

  • deborah

    buongiorno,ho lavorato pern 14 anni part-time,sono stata licenziata ad agosto 2011 ma il datore di lavoro non mi ha ancora corrisposto il tfr,perchè la ditta ha chiuso ma non per fallimento e lui non ha soldi.Come posso recuperare il tfr?ci riuscirò?Aiuto!