Arrivare oltre i 60 anni e scoprire di non avere 20 anni di contributi può creare molta preoccupazione. È una situazione più comune di quanto si pensi, soprattutto per chi ha avuto periodi senza lavoro, contratti saltuari, pause familiari o carriere discontinue. Ed è proprio questo il caso segnalato da un lettore che tramite La Posta di Lavoro e Diritti ci chiede:
Buongiorno, mia moglie ha superato i 60 anni e non lavora più, ma ha meno di 20 anni di contributi. Vorremmo capire se può avere comunque diritto alla pensione oppure se rischia di perdere i contributi versati negli anni.
La domanda è importante perché attorno al requisito dei 20 anni si è creata, negli anni, una convinzione quasi assoluta: senza quella soglia, niente pensione. In realtà il sistema previdenziale italiano prevede diverse eccezioni e alcune possibilità spesso poco conosciute.
La regola generale: 67 anni e almeno 20 anni di contributi
Oggi la pensione di vecchiaia ordinaria richiede due requisiti fondamentali:
- almeno 67 anni di età;
- almeno 20 anni di contributi.
Chi non raggiunge i 20 anni rischia quindi di restare escluso dalla pensione ordinaria. Questo però non significa perdere automaticamente tutti i versamenti effettuati nel corso della vita lavorativa. La normativa previdenziale, infatti, contiene alcune deroghe storiche e altre soluzioni legate al sistema contributivo.
Ed è qui che bisogna fare attenzione: ogni posizione contributiva ha caratteristiche diverse e va verificata con precisione.
Pensione con meno di 20 anni di contributi: si può?Sì, in alcuni casi è possibile andare in pensione anche senza raggiungere i 20 anni di contributi. Le principali soluzioni sono le deroghe Amato, che permettono la pensione di vecchiaia con 15 anni di versamenti, il computo nella Gestione Separata e, per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995, la pensione contributiva a 71 anni con almeno 5 anni di contributi effettivi.
Pensione con 15 anni di contributi: le deroghe Amato
La possibilità più importante per chi non arriva a 20 anni è rappresentata dalle cosiddette deroghe Amato, ancora oggi pienamente valide.
Si tratta di regole introdotte nei primi anni Novanta che consentono di ottenere la pensione di vecchiaia in deroga anche con soli 15 anni di contributi.
Le situazioni principali sono tre.
Chi aveva già 15 anni di contributi entro il 31 dicembre 1992
La prima deroga riguarda chi aveva maturato almeno 15 anni di contributi entro la fine del 1992.
In questo conteggio possono rientrare:
- contributi da lavoro;
- contributi figurativi;
- contributi volontari;
- eventuali riscatti o ricongiunzioni.
Per molte persone con carriere iniziate negli anni Settanta o Ottanta questa è ancora oggi la strada più semplice.
Autorizzazione ai versamenti volontari entro il 1992
La seconda deroga riguarda chi aveva ottenuto l’autorizzazione ai versamenti volontari entro il 26 dicembre 1992.
Anche se poi i contributi volontari non sono stati effettivamente versati, il solo rilascio dell’autorizzazione può consentire l’accesso alla pensione con 15 anni di contributi.
Si tratta però di una possibilità che generalmente non riguarda gli ex dipendenti pubblici.
Carriere discontinue e lavoro non continuativo
La terza deroga è pensata per chi ha avuto una carriera frammentata.
Servono contemporaneamente:
- almeno 15 anni di contributi;
- almeno 25 anni di anzianità assicurativa;
- almeno 10 anni lavorati in modo discontinuo.
Quest’ultimo requisito significa aver lavorato, per almeno 10 anni, meno di 52 settimane all’anno.
È una situazione frequente per molte donne che hanno alternato lavoro e periodi dedicati alla famiglia, oppure per lavoratori stagionali e intermittenti.
Pensione con 5 anni di contributi: quando è possibile
Esiste poi una possibilità ancora meno conosciuta.
Chi ha iniziato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995, quindi interamente nel sistema contributivo, può ottenere la pensione anche con soli 5 anni di contributi.
In questo caso però servono:
- almeno 71 anni di età;
- almeno 5 anni di contributi effettivi.
Ai fini del requisito minimo dei 5 anni contano infatti i contributi derivanti da attività lavorativa effettiva, mentre i contributi figurativi non sono utili per questa specifica prestazione.
È una sorta di “rete di sicurezza” prevista per chi ha lavorato poco o in modo discontinuo nel sistema contributivo puro.
Computo alla Gestione Separata INPS
In alcune situazioni può essere utile verificare anche la presenza di contributi nella Gestione Separata INPS.
Chi ha:
- meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
- almeno 5 anni di contributi dopo il 1996;
- almeno un contributo versato nella Gestione Separata;
può valutare il cosiddetto computo nella Gestione Separata.
Si tratta di una scelta tecnica che consente di liquidare la pensione secondo le regole del sistema contributivo e che, in alcuni casi, permette di accedere alla pensione di vecchiaia contributiva. Bisogna però fare attenzione perché il computo comporta il ricalcolo contributivo dell’assegno e non sempre risulta conveniente dal punto di vista economico.
Per questo motivo è sempre opportuno effettuare una simulazione preventiva prima di presentare domanda.
Conviene fare versamenti volontari?
Quando mancano pochi anni per arrivare ai 20 anni di contributi, può essere utile valutare i versamenti volontari.
Pensiamo a chi ha 17 o 18 anni di contributi e ha già superato i 60 anni. In queste situazioni versare alcuni anni volontariamente potrebbe consentire di accedere alla pensione ordinaria a 67 anni invece di dover attendere i 71.
La valutazione però va fatta con attenzione, considerando:
- il costo dei contributi volontari;
- l’importo futuro della pensione;
- eventuali periodi riscattabili, come la laurea.
Va ricordato inoltre che i contributi volontari possono essere versati solo dopo autorizzazione dell’INPS e in presenza dei requisiti richiesti dalla normativa.
In molti casi un controllo approfondito dell’estratto conto INPS può già far emergere settimane mancanti, contributi non accreditati o periodi recuperabili.
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Il consiglio per chi ha pochi contributi
La cosa peggiore è aspettare l’ultimo momento pensando che “ormai non ci sia più nulla da fare”.
Molte persone scoprono solo vicino ai 67 anni di poter rientrare in una deroga o di avere contributi utili che non avevano mai controllato. Per questo è importante verificare subito la propria posizione contributiva tramite il sito INPS oppure attraverso l’app INPS Mobile.
Anche pochi anni di contributi possono ancora trasformarsi in una pensione, ma bisogna capire per tempo quali strumenti previdenziali possono essere utilizzati.
La Posta di Lavoro e Diritti
Avete dubbi su pensioni, contributi, lavoro o prestazioni INPS? Potete inviare la vostra domanda alla rubrica La Posta di Lavoro e Diritti: selezioneremo i quesiti più utili per aiutare anche altri lettori che vivono situazioni simili.
Disclaimer
Le regole pensionistiche possono variare in base alla storia contributiva personale, alla gestione previdenziale di appartenenza e alle diverse deroghe previste dalla legge. Per questo motivo, vista la delicatezza dell’argomento, consigliamo sempre di rivolgersi a un patronato, a un consulente previdenziale o direttamente all’INPS per una verifica approfondita della propria posizione contributiva prima di prendere decisioni importanti.
