Cassazione: le ingiurie al capo non giustificano il licenziamento in tronco

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La Cassazione sez. lavoro, con ordinanza nr. 9422 del 21 aprile 2010, ha stabilito che il dipendente che minaccia e insulta il proprio capo non può essere licenziato in tronco.

La Cassazione sez. lavoro, con ordinanza nr. 9422 del 21 aprile 2010, ha stabilito che il dipendente che minaccia e insulta il proprio capo non può essere licenziato in tronco.

Il lavoratore, licenziato in tronco dopo aver minacciato il proprio capo, ha impugnato il licenziamento dinanzi al giudice di Pescara. Il Tribunale, ritenuto il recesso di natura disciplinare, lo dichiarava illegittimo, non essendo stata espletata la procedura di contestazione stabilita dall’art.7 Statuto dei lavoratori.

Avverso tale decisione il datore proponeva ricorso sia in appello che in Cassazione, lamentando che, essendo il recesso originato da ingiurie e minacce rivoltegli dal dipendente, per le quali quest’ultimo era anche stato condannato in sede penale, avrebbe dovuto essere ravvisata la giusta causa che giustifica l’immediata cessazione del rapporto.

Secondo gli Ermellini, “ è giurisprudenza consolidata che il licenziamento motivato da una condotta colposa o, comunque manchevole del lavoratore, indipendentemente dalla sua inclusione o meno tra le misure disciplinari della specifica disciplina del rapporto, deve essere considerato di natura disciplinare e, quindi, deve essere assoggettato alle garanzie dettate in favore del lavoratore dal II° e III° comma dell’art. 7 Statuto dei lavoratori, circa la contestazione dell’addebito ed il relativo diritto di difesa”.

Non importa, proseguono i giudici, se il comportamento del dipendente, sia stato ritenuto reato dal giudice penale atteso che, tale evenienza, se vale a qualificarne l’illeicità, non esclude che al lavoratore debba essere contestato l’accaduto, per consentirgli di dare le giustificazioni che ritiene rilevanti nell’ambito del rapporto di lavoro.

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Sull'Autore

Avvocato non praticante ed ex formatrice, attualmente editor di Lavoro e Diritti e impiegata precaria nella PA

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